MONZA
Le Cento Città d'Italia
Milano, 1891 – Anno XXVI – Domenica 25 ottobre
Supplemento mensile illustrato del Secolo al n° 9180
Milano, 1891 – Anno XXVI – Domenica 25 ottobre
Supplemento mensile illustrato del Secolo al n° 9180
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IL LAMBRO
Fiume di corso rapidissimo, fu la prima e naturale difesa dell'antica terra; lorquando questa chiamavasi col nome di Vicus o Villa, ed anche allora che fu detta corte, come all'epoca della Teodolinda. Ma sovenuti i tempi in cui apparvero grosse mura ed alte torri, fecesi il Lambro sussidiario a quelle, ivi portando le sue acque per cingere bastie, animare molini, adacquare prati, e far morlizze per pescagioni più o meno privilegiate. Come elemento strategico, segnò la sua massima importanza nell'anno 1329, all'epoca dell'assedio di Lodovico il Bavaro, il quale, non potendo varcarlo o guadarlo, dovette ascendere e sembra impossibile, fino al ponte di Alliate, tanto fino d'allora valeva il precetto di girare la posizione. Nei tempi medioevali venne sistemato con gran chiusa in muratura proprio alle radici del castello, e con altri sostegni necessarî a trattenere l'impeto delle piene, e più a guarentire i diritti delle molte derivazioni, fra le quali principalissima quella concessa da Giovanni Galeazzo Sforza nell'anno 1474 a Facio Galerano che aveva fondi da irrigare a Carugate.
I LONGOBARDI
Erano stranieri, barbari, ariani, maledetti da Dio, cioè, diremo meglio, dai cattolici, e, fino ad un certo punto, come romani avevano ragione di farlo: eppure codesti feroci, dalle teste rasate sulla nuca e pioventi sul davanti enormI ciuffi e più ispide barbe, avevano in sé stessi i germi di una civiltà arcaica, patriarcale, campereccia da renderli nel decorso brevissimo di circa due secoli, consolidati nella mente e nel cuore di questa regione che ne volle perfino assumere il nome. Teodolinda moglie d'Autari indi di Agilulfo attratta dall'amenità del sito, e forse dalla tradizione militare del Vallum, fu senza dubbio a Monza, come lo attesta un'iscrizione dell'epoca, rimastaci su lamina d'oro in oggi evangelistario del monzese tesoro. Vi ebbe un palazzo e vi partoriva il figlio Adaloaldo, battezzato in San Giovanni dal venerabile servo di Dio Secondo nativo di Trento.
La regina Teodolinda è pei monzesi quella leggendaria figura che Sant'Ambrogio è pei milanesi. Questi fugge la carica vescovile aggirandosi per tre giorni in un bosco, quella fra le alte piante del tortuoso Lambro trovasi faccia a faccia col fiero Precursore che in tuono asciutto gli dice: inalzami qui una chiesa e sarai felice.
E la regina in Monza non solo è ricordata, ma è altresì tuttora amata e venerata quasi fosse morta ieri e non 1263 anni or sono. Si parla di essa come un genio benefico e tutelare, anzi si giunge perfino ad attribuirgli quel poco di bene che altri fecero alla Basilica, non escluso il buon Berengario forse in pel primo coronato colla ferrea.
Fu munificente, perché lasciando cospicui doni alla chiesa da essa fondata, illustrava altamente quella terra che aveva eletta per sua seconda patria, ivi vivendo, ivi morendo, per farsi interrare senza mausoleo come fra le sue genti costumavasi.
DE DONIS DEI OFFERIT THEODELENDA – REGINA GLORIOSISSEMA SANCTO – IOHANNI BAPTISTAE IN BASELICA QVAM – IPSA FVUNDAVIT IM MODICIA PROPE – PALACIVM SVVM-
Così sta scritto sul suo Evangelistario […]








