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mercoledì 3 novembre 2021

I Tour di Laura - Basilica di Sant'Ambrogio


    LA BASILICA DI SANT'AMBROGIO

La chiesa del patrono di Milano


facciata basilica sant'Ambrogio Milano
 
La basilica di Sant'Ambrogio è una delle più antiche chiese di Milano, rappresenta non solo un monumento dell'epoca paleocristiana e medioevale, ma anche un punto fondamentale della storia milanese e della Chiesa ambrosiana. 
 
Edificata tra il 379 e il 386 per volere dello stesso vescovo Ambrogio, che la dedicò ai santi martiri in essa sepolti, la basilica è preceduta da un grande quadriportico, all'interno del quale si ha una visione sulla grande facciata a capanna ed i due campanili, detti "dei Monaci" e "dei Canonici”.
 
Nel presbiterio, sotto il tiburio ottagonale, si trova il famoso Altare d'oro, del magister Vuolvino, coperto dal ciborio del IX secolo. L'abside è su due livelli: in quello inferiore, più basso rispetto alla navata, c'è la cripta con i corpi dei Santi Ambrogio, Gervasio e Protasio e, nel livello superiore, ci sono gli stalli lignei del coro (XV sec.).
 
Visitare la basilica, significa anche scoprire il Sacello di san Vittore in Ciel d'Oro, cappella paleocristiana,  e un piccolo museo.
 

Durata tour consigliata: 1h 45m
Prenota il tour con Laura scrivendo a lauramilanomonza@gmail.com
 
Effettua questo tour se vuoi scoprire la storia di sant'Ambrogio, il patrono di Milano e la sua chiesa!


 
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lunedì 25 ottobre 2021

Monza: Le Cento Città d'Italia - Supplemento del Secolo


MONZA
Le Cento Città d'Italia
Milano, 1891 – Anno XXVI – Domenica 25 ottobre
Supplemento mensile illustrato del Secolo al n° 9180
 
Copertina Monza Cento Città d'Italia
[…]

IL LAMBRO 
Fiume di corso rapidissimo, fu la prima e naturale difesa dell'antica terra; lorquando questa chiamavasi col nome di Vicus o Villa, ed anche allora che fu detta corte, come all'epoca della Teodolinda. Ma sovenuti i tempi in cui apparvero grosse mura ed alte torri, fecesi il Lambro sussidiario a quelle, ivi portando le sue acque per cingere bastie, animare molini, adacquare prati, e far morlizze per pescagioni più o meno privilegiate. Come elemento strategico, segnò la sua massima importanza nell'anno 1329, all'epoca dell'assedio di Lodovico il Bavaro, il quale, non potendo varcarlo o guadarlo, dovette ascendere e sembra impossibile, fino al ponte di Alliate, tanto fino d'allora valeva il precetto di girare la posizione. Nei tempi medioevali venne sistemato con gran chiusa in muratura proprio alle radici del castello, e con altri sostegni necessarî a trattenere l'impeto delle piene, e più a guarentire i diritti delle molte derivazioni, fra le quali principalissima quella concessa da Giovanni Galeazzo Sforza nell'anno 1474 a Facio Galerano che aveva fondi da irrigare a Carugate.

 
I LONGOBARDI  
Erano stranieri, barbari, ariani, maledetti da Dio, cioè, diremo meglio, dai cattolici, e, fino ad un certo punto, come romani avevano ragione di farlo: eppure codesti feroci, dalle teste rasate sulla nuca e pioventi sul davanti enormI ciuffi e più ispide barbe, avevano in sé stessi i germi di una civiltà arcaica, patriarcale, campereccia da renderli nel decorso brevissimo di circa due secoli, consolidati nella mente e nel cuore di questa regione che ne volle perfino assumere il nome. Teodolinda moglie d'Autari indi di Agilulfo attratta dall'amenità del sito, e forse dalla tradizione militare del Vallum, fu senza dubbio a Monza, come lo attesta un'iscrizione dell'epoca, rimastaci su lamina d'oro in oggi evangelistario del monzese tesoro. Vi ebbe un palazzo e vi partoriva il figlio Adaloaldo, battezzato in San Giovanni dal venerabile servo di Dio Secondo nativo di Trento.
La regina Teodolinda è pei monzesi quella leggendaria figura che Sant'Ambrogio è pei milanesi. Questi fugge la carica vescovile aggirandosi per tre giorni in un bosco, quella fra le alte piante del tortuoso Lambro trovasi faccia a faccia col fiero Precursore che in tuono asciutto gli dice: inalzami qui una chiesa e sarai felice
E la regina in Monza non solo è ricordata, ma è altresì tuttora amata e venerata quasi fosse morta ieri e non 1263 anni or sono. Si parla di essa come un genio benefico e tutelare, anzi si giunge perfino ad attribuirgli quel poco di bene che altri fecero alla Basilica, non escluso il buon Berengario forse in pel primo coronato colla ferrea. 
Fu munificente, perché lasciando cospicui doni alla chiesa da essa fondata, illustrava altamente quella terra che aveva eletta per sua seconda patria, ivi vivendo, ivi morendo, per farsi interrare senza mausoleo come fra le sue genti costumavasi. 
DE DONIS DEI OFFERIT THEODELENDA – REGINA GLORIOSISSEMA SANCTO – IOHANNI BAPTISTAE IN BASELICA QVAM – IPSA FVUNDAVIT IM MODICIA PROPE – PALACIVM SVVM- 
Così sta scritto sul suo Evangelistario […]

martedì 7 settembre 2021

I Tour di Laura - Milano Curiosa

    

MILANO CURIOSA

 Lo sai che a Milano c'è...?

Facciata Casa Omenoni Milano

Quando si passeggia nel centro di Milano, non si può dimenticare di andare a visitare il Castello, il Duomo, la Galleria, il teatro La Scala.
 
Ma sai che cosa c'è intorno? Oppure, in una zona tanto conosciuta sai che si nascondono statue, monumenti, resti, edifici che ci raccontano dettagli particolari e curiosi sulla storia della città?
 
Detective a caccia! Una bella camminata ci porterà alla scoperta di storie sorprendenti, qualche volta dimenticate. Avremo delle risposte chiare e capiremo meglio chi ha vissuto e cosa è stato fatto in qualche angolo più nascosto di Milano.
 
Ai Detectives verrà lasciata una piccola dispensa con le curiosità scoperte, da compilare durante il tour.
Non dimenticare di portare un piccolo astuccio con qualche penna e matita. Disegna, progetta, scrivi!
 
Tour ideale per ragazze/i tra gli 8 e i 12 anni.
 

Durata tour consigliata: 2 ore


Si ricorda che nonostante sia un percorso ideato per bambini, è d'obbligo la presenza di una persona adulta.

Prenota il tour con Laura scrivendo a lauramilanomonza@gmail.com
 
Effettua questo tour se vuoi vedere il centro di Milano con occhi diversi! Conosci tutti i posti che andremo a vedere?


 
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venerdì 3 settembre 2021

I Tour di Laura - Il Museo Civico Carlo Verri di Biassono

 IL MUSEO CIVICO "CARLO VERRI" DI BIASSONO

Tradizioni e resti archeologici della città

sala cucina museo verri biassono
Il Museo Civico "Carlo Verri" di Biassono nacque nel 1977. La fondazione è specialmente collegata agli importanti ritrovamenti archeologici in Biassono, da parte del Gral (Gruppo di Ricerche Archeostoriche del Lambro).
Le collezioni del Museo si concentrano su due tematiche: lo sviluppo della vita contadina e agricola, le sue tradizioni, la vita quotidiana; e l’esposizione di materiali archeologici locali e non, dalla preistoria all’epoca medioevale.

La sezione etnologica del piano terra consente quindi di scoprire diversi aspetti della vita brianzola del passato. Spiccano l’esposizione di vecchie macchine e attrezzi per la coltivazione e la lavorazione dei prodotti dei campi. Non mancano però neppure altri strumenti, legati ai mestieri artigianali tradizionali.
Salendo al primo piano del museo, c’è un prezioso complesso archeologico con materiali di scarico di una fornace a Capriano (Briosco)
la tomba ad incinerazione in cassetta laterizia detta “del vaso a trottola”, da Robbiano, frazione di Giussano e molto altro.

Il Museo possiede pure due sezioni distaccate: la prima è dedicata a “Segno, Scrittura e Stampa” ed è situata dietro il museo stesso e a fianco della biblioteca civica. La seconda è ancora dedicata al mondo contadino e si trova sotto i portici della Cascina Ca’ Nova.
 
Durata consigliata: max 1h 30m
 
Prenota il tour con Laura scrivendo a lauramilanomonza@gmail.com
 
Puoi prenotare questo tour anche con ScorcioCittà...Meraviglia! 
 
municipio biassono

Effettua questo tour se vuoi conoscere il mondo contadino e artigianale della bassa Brianza e riscoprire resti archeologici locali!
 
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giovedì 10 giugno 2021

I Tour di Laura - Le Botteghe Storiche di Milano

 
  LE BOTTEGHE STORICHE DI MILANO
 Scoprire attività storiche e artigianali 

bancone Peck Milano

Il Tour delle Botteghe Storiche di Milano consente di conoscere alcune attività storiche della città.
In una Milano che si trasforma velocemente, si andrà alla scoperta di attività commerciali di lunga data, che rappresentano ancora oggi l'artigianalità del made in Italy.
Altre botteghe invece, rimodernate, avanzano produzione e vendita senza dimenticare le proprie origini.
 
L'Amministrazione Comunale di Milano, con delibera di Giunta n°2220/2004 ha inteso riconoscere e valorizzare i negozi, le attività artigianali e imprenditoriali storiche di Milano, mediante l'istituzione dell'Albo delle Botteghe Storiche.
Il Tour Botteghe Storiche di Milano non è un tour/servizio di personal shopper, bensì un modo diverso per visitare la città, unendo l'unicità delle attività di bottega e riscoprendo i vecchi commerci.
 
Bottoni Ottavio Re 1935
 
Una passeggiata che concede di ricordare tradizioni e produzioni del passato, rievocando lo sviluppo economico di Milano e allo stesso tempo immergersi in botteghe che sembrano fuori dal tempo: spesso accolti dai proprietari, ci si scorderà di essere nella frenetica città!

Il Tour può essere in parte personalizzato, in base a interessi specifici. 
La visita standard si effettua a più tappe in centro città.
Gli ingressi presso le Botteghe sono disponibili a seguito di richiesta.
Per una maggiore fruizione, il tour è offerto a gruppi di max 10 persone.
 
La realizzazione del tour è subordinata alla disponibilità di visita da parte delle botteghe storiche. Non è effettuabile di domenica.

Pipe Savinelli Milano
 
Durata tour consigliata: 2 ore 30m
Prenota il tour con Laura scrivendo a lauramilanomonza@gmail.com
 
Puoi prenotare questo tour anche con ScorcioCittà...Meraviglia!

Effettua questo tour se vuoi conoscere le attività storiche di Milano! 

 
 
 
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 Covid  - 19
L'attività di guida turistica in Regione Lombardia subisce modifiche per rispettare le regole indicate da DL, DPCM e provvedimenti regionali. A causa delle restrizioni in vigore, i tour sono soggetti a vincoli o non effettuabili.

giovedì 25 marzo 2021

Lo Spirito Folletto - Satira Milanese

LA SATIRA A MILANO

- LO SPIRITO FOLLETTO -

1848

"La satira è l'esame di coscienza dell'intera società, è una reazione del principio del bene contro il principio del male; è, talora, la sola repressione che si possa opporre al vizio vittorioso. È un sale che impedisce la corruzione". Carlo Cattaneo
 
intestazione giornale lo spirito folletto

Avvertiva Camillo Cima che “il solenne ingresso della caricatura in Milano, avvene l'1 maggio 1848 colla comparsa del primo numero dello Spirito Folletto". 
In tutta Italia l'esplodere della satira politica segnò il carattere epocale della svolta del 1848 nella produzione culturale, almeno quanto fu la fulminea diffusione dei giornali di carattere politico. 
Col 1848 il controllo della censura divenne più tollerante, in tutti gli Stati italiani, a seguito della concessione degli statuti.
Fare storia della satira in Italia, significava fare storia della sua controparte, e cioè della censura che interveniva quotidianamente, pur con variabile sensibilità, sulla linea editoriale e sulla sostenibilità economica di un giornale satirico. La satira disegnata italiana, tra il 1848 e il 1870, fu prevalentemente moderata e moderatamente anticlericale.
 
19 maggio 1848
Tutti i giornali italiani seguono a dimostrare come che due e due fanno sei, che l'Austria è del tutto in sfacello, che l'esito della guerra è sicuro, che Radetzky è un vecchio imbecille, e che i suoi soldati sono deboli e vili, e che saranno in poco tempo distrutti. Va benissimo! dunque i posteri leggendo tutte queste declamazioni giornalistiche, concluderanno che noi non abbiamo nessun merito di avere acquistata l'indipendenza, che abbiamo fatto una guerra da ragazzi, perché non abbiamo trovato resistenza, e che i nostri soldati hanno vinto, perché era impossibile il perdere! Oh confratelli carissimi, le vostre spampannate ci fanno ridere!

venerdì 12 marzo 2021

Le Grandi Donne di Milano

 

 LE GRANDI DONNE DI MILANO

Ci sono storie che a leggerle scorrono via come romanzi. Ci sono pagine di vita che segnano - e sembrano racconti - la Storia maiuscola.
Milanesi di nascita o di residenza - a volte tutte e due le cose ostentate con orgoglio - le riconosci eccome, perché queste donne sono già tutte famose. Le hai incontrate a scuola, nei libri di storia o letteratura, orditrici della politica dei mariti, protagoniste involontarie di sonetti, muse ispiratrici, amanti, cantanti o attrici. Ne hai già letto amori o gesta, ne riconosci le parole piegate alla metrica, i gesti controcorrente. O più spesso, le ricordi per come ce le ha consegnate la storia. E' qui l'occasione per riscoprire la tempra delle donne che hanno fatto grande Milano. Le vite di queste donne lasciano molte tracce, e contribuiscono a ricostruire per esempio anche una storia della condizione femminile attraverso i secoli.
 
In questo libro sono presentati 32 ritratti, eccone alcuni.
 
vignetta con donne medioevali
 
 
AURONA 
Figlia del duca longobardo d'Asti Ansprando, sorella del futuro re Liutprando. Il duca Ansprando divenne tutore e reggente di Liutperto, figlio del defunto re Cuniperto. Alcuni duchi longobardi ribelli attaccarono il regno. Dopo alcune peripezie divenne re, Ariperto. Ansprando riuscì a fuggire ma per trovarlo, Ariperto decise di imprigionare la sua famiglia. Paolo Diacono nella "Storia dei Longobardi" indica come la moglie e la figlia Aurona furono mutilate al viso, del naso e delle orecchie. Le donne si rifugiarono a Milano da Teodoro, vescovo figlio e fratello. Aurona poté fondare un monastero per trascorrere i suoi giorni, dedicato a Santa Maria e nella zona di Porta Nuova. L'anno di fondazione fu intorno al 740 d.C, periodo in cui il vescovo Teodoro morì e luogo in cui venne sepolto. Ancora oggi si ricorda il monastero come una delle prime chiede doppie di Milano.

sabato 30 gennaio 2021

I Tour di Laura - La Cappella Espiatoria

 

LA CAPPELLA ESPIATORIA DI MONZA

Il luogo del Regicidio.

Cappella espiatoria monza interno
La Cappella Espiatoria fu voluta da Vittorio Emanuele III, figlio e successore di Umberto I, per commemorare il luogo in cui il padre venne ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci, il 29 luglio 1900. 
Il monumento è costituito da una cripta, ricca di mosaici e di preziosi marmi, e da una cappella, anch’essa interamente coperta da decorazioni musive. Sopra la cappella si innalza la stele in pietra d’Oggiono alta in tutto 35 metri che poggia su un basamento circolare.
Al suo interno, la cripta a croce greca è interamente decorata con preziosi mosaici che raffigurano un cielo stellato e i vari stemmi dei Savoia; qui sono ancora poste le corone in bronzo inviate da tutto il mondo come omaggio al re morto. Al centro, un cippo in marmo nero commemora il punto esatto in cui avvenne il regicidio.
La visita è accompagnata anche dalla breve lettura di scritti tratti dai giornali dell'epoca.
 
Durata consigliata: max 1h 30m
 
Prenota il tour con Laura scrivendo a lauramilanomonza@gmail.com
 
esterno cappella espiatoria monza

 
Effettua questo tour se vuoi approfondire la storia del Regicidio e conoscere un monumento nascosto.
Il tour è ideale per chi vuole ricordare la storia di Umberto e Margherita  e gli ultimi momenti della monarchia umbertina.
 
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mercoledì 16 settembre 2020

I Tour di Laura - Il Duomo di Monza e il suo tesoro

 

IL DUOMO DI MONZA E IL SUO TESORO

facciata e campanile duomo monza
Il Duomo di Monza è una chiesa fondamentale per la storia della città. L'architettura odierna è frutto di costruzioni e modifiche avvenute nel tempo. Nonostante ciò, rimane vivo e tangibile il ricordo di tempi più remoti, tempi che combaciano con l'epoca longobarda. Si vuole che la costruzione della chiesa originale fosse voluta nel 595 dC. dalla regina Teodolinda, cattolica cristiana. Fu proprio questa donna che con abilità e pace, fece conoscere questa religione al popolo. Dedicato a San Giovanni Battista, l'edificio venne arricchito di un tesoro che in parte rimane visibile ancora oggi: oggetti di oreficeria di gusto ricco e raffinato. Esempi sono la famosa Chioccia con i 7 pulcini, opera a tutto tondo, le copertine del Vangelo della Regina, la coppa blu detta di zaffiro. Il tesoro venne aumentato nel corso dei secoli. 

monza chioccia con i pulcini

Nel Duomo è visitabile la prestigiosa cappella di Teodolinda, così chiamata poiché dipinta nel XV secolo con opere dedicate alla storia della regina. Tra le scene è però leggibile la vicenda delle famiglie ducali Visconti-Sforza: ecco chi furono i committenti che ordinarono ai pittori Zavattari i dipinti.
E' qui conservata la Corona Ferrea, oggetto derivante da interventi realizzati tra il IV-V e il IX secolo, probabile insegna reale tardo-antica, passata ai re longobardi e pervenuta infine ai sovrani carolingi. Furono questi ultimi a farla restaurare e a seguito fu donata al Duomo di Monza. Riconosciuta come corona dei Re d'Italia, forte è il culto religioso che vuole vedere all'interno dell'oggetto la presenza di un chiodo della croce del Cristo.

sala del rosone museo del duomo monza

Altri decori distinguono la ricchezza del Duomo e del suo Museo:
la chiesa è quasi tutta affrescata da opere principalmente realizzate tra il XVI e il XVIII secolo, ma conserva ancora manufatti medioevali come il paliotto d'altare e il vecchio pulpito. Il museo invece, aperto al pubblico dal 1963, è stato a
mpliato e dal 2007 offre la visione di diversi suppellettili che prima erano conservate in deposito. Di grosso merito i vetri originali del rosone della chiesa.
 
E infine la facciata, a cui proprio nel 2020 è stata restituita bellezza. Sono oggi visibili i colori più originali, quella bicromia bianco-nera dell'edificio medioevale.

corona ferrea


Durata consigliata: 2 ore - 15m
1 ora di museo, 30 minuti cappella di Teodolinda  e Corona Ferrea, 40 minuti circa Duomo interno/esterno
Si ricorda che la visita guidata alla cappella di Teodolinda e Corona Ferrea è condotta dal personale interno delle Fondazione Gaiani.


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Effettua questo tour se vuoi scoprire uno dei migliori tesori longobardi esistenti e conoscere le modifiche di questo edificio nei secoli!
 
 
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giovedì 7 marzo 2013

Brianza: assaggio di storia

BRIANZA

ASSAGGIO DI STORIA

Nel Libro II delle Storie scritte dallo storico Polibio e che trattano il periodo tra il 264 e 146 a C., si racconta che i Celti, venuti a contatto con gli Etruschi, li attaccarono e occuparono i loro territori. La popolazione più importante che li costituiva erano gli Insubri.
Dal X al V secolo a. C. tutta l'area subalpina era stata interessata dalle migrazioni celtiche. Fu solo a partire dal 222 a.C. che la zona venne romanizzata.
Le campagne briantee erano suddivise amministrativamente per civitas, pagus e vicus, derivanti da struttura celtica. Civitas indicava l'appartenenza tribale; il pagus era il distretto territoriale delle civitas e il vicus una sottodivisione del pagus. Monza era uno dei vicus agricoli maggiormente importanti e divenne centro urbano e commerciale durante l'epoca longobarda. Con il passare del tempo e lo sviluppo del Cristianesimo, i pagus divennero Pievi, centri comunitari, veri e propri organismi amministrativi nell'organizzazione ecclesiastica.
Dai testi di Strabone, Plinio e Varrone si apprende che il territorio lombardo era abbondante di miglio, di frutteti, di boschi di querce che offrivano ghiande per l'alimentazione intensiva dei maiali. Il vino era uno dei maggiori prodotti locali e le rape erano dopo il vino e il frumento il terzo frutto della Transpadana. In Brianza i terreni erano dati da coltivare a fittavoli che operavano una sorta di divisione del lavoro, con un miglior sfruttamento delle capacità produttive del suolo. In questo modo si consolidava un ceto contadino attivo e capace che avrebbe garantito per secoli la fertilità della terra. La Brianza era poi considerata ottimo punto d'intermezzo per la comunicazione con l'Europa Centrale.
Dall'VIII d.C. il territorio fu invaso dagli Ungari. Per difendesi sorsero i primi castelli e il fenomeno dell'incastellamento ancora ben riconoscibile in diverse zone della Brianza. Inizialmente una semplice cinta muraria custodiva al suo interno un nucleo di modeste abitazioni. Furono aggiunte poi le torri.
Nel 962 Ottone di Sassonia fu incoronato imperatore. L'intesa con il papa fu formalizzata attraverso il privilegio ottoniano, secondo il quale clero e popolo romano erano dichiarati liberi nell'elezione del papa. A capo di molte città furono posti diversi vescovi-conti, investiti dall'imperatore del potere statale e giudiziario. Un esempio fu Ariberto d'Intimiano che possedeva la corte omonima presso Cantù.
 
Nel 1158 fu incoronato re d'Italia Federico Barbarossa. L'imperatore rivendicò Monza che divenne sede imperiale. Qualunque atto ostile a Monza sarebbe stato considerato un attacco allo stesso imperatore. La città rivendicava da secoli la propria autonomia ed era sempre nodo stradale d'importanza strategica verso le Alpi. Nel 1167 fu creata la Lega Lombarda formata da Milano e dai Comuni lombardi, veneti ed emiliani ad eccezione di Torino, Asti, Como, Pavia, Cremona e Monza, con l'obiettivo di sconfiggere l'imperatore. Lo scontro finale avvenne a Legnano il 29 maggio 1176 con la vittoria dei Milanesi. Si affermò il Comune e Monza perse la sua autonomia. Nei secoli successivi il territorio fu protagonista delle numerose lotte tra fazioni guelfe (Torriani - chiesa) e ghibelline (Visconti – imperatore). Monza divenne una continua città viscontea a partire dal 1324 e Galeazzo Visconti ne fece costruire il castello.

lunedì 4 marzo 2013

Brianza - Significato, confini, fiumi

 
BRIANZA

SIGNIFICATO, CONFINI, FIUMI

Con il termine Brianza s'intende un territorio individuato tra le province di Milano, Monza e Brianza, Como e Lecco.
I confini dell'area regionale tradizionalmente conosciuti sono:
  • a nord i rilievi delle Prealpi
  • a sud i comuni che costeggiano il canale Villoresi
  • a ovest il fiume Seveso
  • a est il fiume Adda
montagne grigne e resegone
Il territorio è pianeggiante a sud e a ovest, più collinare a nord e a est. La porzione sale molto gradualmente da sud a nord. Si parla di alta e bassa Brianza. Data la posizione settentrionale, è percepibile come le Alpi formino un arco intorno a tutta la pianura. Un'attenta analisi del territorio brianzolo rivela che il paesaggio è stato modellato non solo dai ghiacciai, ma anche dall'erosione carsica, un fenomeno chimico che provoca la dissoluzione di alcuni tipi di rocce calcaree e gessi quando vengono a contatto con le acque naturali.
I rilievi briantei sono i primi a vedersi provenendo da sud. Raggiungono generalmente i 500-600m d'altezza, ma in alcuni casi presentano altezze montane (es. Cornizzolo 1241m – Corni di Canzo 1371m – Resegone 1875m).
Una leggenda pubblicata nel 1961 narra che un tempo lontano era avvenuta una lunga lotta tra Arcangeli e Diavoli. Poiché il tutto sembrava non aver mai fine, gli Arcangeli decisero definitivamente di agire per sconfiggere il gigantesco generale Canzio e tutta la sua schiera. Agirono di domenica, giorno del Signore. Soffiatogli addosso del pepe primordiale, Canzio starnutì così fortemente che la sua testa andò a conficcarsi in terra, staccandosi le corna e perdendo alcuni denti. Sconfitto, gli Arcangeli chiesero a Dio di dare un segno a questa vittoria. Si decise che le corna e i denti fossero tramutati in pietre e prendessero forma di monti con il nome di Corni di Canzo, Grigne e Resegone. Le lacrime versate dal generale diedero origine a un fiume perenne chiamato Lambro, le impronte divennero azzurri laghi. La regione oramai dolce e bellissima si chiamò Brianza.

NOME BRIANZA
Il primo documento scritto in cui compare il nome di Brianza data al 16 agosto 1107 e corrisponde al lascito della vedova di Azzone Grassi, milanese, in cui si era specificata la donazione a un monastero cluniacense di terre situate dal luogo qui dicitur Brianza.
Il nome deriva con molta probabilità dal celtico brig, che significa colle o altura. Un'altra versione sostiene invece che il nome derivi da Brianteo, generale di Belloveso che dal VII al V secolo aveva occupato il territorio dell'Insubria. Si menziona anche la derivazione da Briganti, una tribù celtica che aveva occupato le zone prealpine e la trasformazione in seguito, legata al vero fenomeno del brigantaggio, che avrebbe trovato rifugio tra i boschi e le colline.

brianza laghi
Il paesaggio della Brianza è caratterizzato da specchi lacustri creati dalle glaciazioni quaternarie nella fascia centrale della regione. Da ovest a est si susseguono i laghi di Montorfano, Alserio, Pusiano, Annone e Garlate. Il lago più importante è quello di Annone (5,71km² di estensione) che raggiunge una profondità di ca 11m. Le dimensioni ridotte e la scarsa profondità possono dar origine a ghiacciate durante l'inverno. Il lago ha una forma simile a quella di un cuore, determinata dalla penisola di Isella che lo divide in due parti.
L'altro lago rilevante è quello di Pusiano, situato tra le province di Lecco e Como. Alimentato dal fiume Lambro, che prende il nome di Lambrone nel tratto immediatamente a monte del lago, è dal 1811 regolato allo sbocco verso la valle attraverso una diga, Cavo Diotti. Pur di modesta profondità, il lago di Pusiano, anche nei periodi di secca era comunque un serbatoio d'acqua dalle considerevoli potenzialità e fu così che un possidente e uomo d'affari milanese, l'avvocato Luigi Diotti, pensò di sfruttare la risorsa. Si trattava di dare al lago un emissario a livello inferiore, scavandone uno artificiale con un breve tratto sotterraneo che sfociasse a una quota più bassa. Si accordò nel 1793 con il proprietario del lago, il marchese Antonio Mollo, con l'intesa del carico delle spese e di una spartizione alla pari degli utili. Attualmente il lago ha una lunghezza massima di 2.700m, una larghezza di 2.400m, un perimetro di circa 11km, una superficie minima di 5.250.000 m² e di 6.720.000 m² nei periodi di piena.
Del Lago Pusiano si scrisse ufficialmente per la prima volta nel 1314, quando si regolarizzò la spartizione del bacino mediante rogito: 2/3 di competenza dell’Arcivescovo di Milano e della sua Mensa per i bisognosi, 1/3 della Collegiata di San Giovanni Battista di Monza.

lunedì 18 luglio 2011

Storia dei Longobardi - Paolo Diacono

Storia dei Longobardi - Paolo Diacono

I Longobardi, popolo di origine scandinava, costituiscono per l'Italia la prima esperienza di un regno germanico insediatosi senza nessun accordo con l'Impero Romano d'Oriente. Odoacre e Teodorico, per esempio, erano arrivati come parti dell'esercito romano o con il beneplacito dell'imperatore, cercando di rendere meno evidente la frattura di ordine storico; mantenendo strutture e apparenze dello stato romano stesso. I Longobardi invasero l'Italia nel 568 approfittando delle continue lotte tra Goti e Bizantini. E' nella Storia dei Longobardi che possiamo trovare la vicenda della Regina Teodolinda.

stampa paolo diaconoPAOLO DIACONO
Paolo di Warnefrido nacque a Cividale, poco dopo il 720, da una famiglia longobarda stanziata nel Friuli (il padre era Warnefrit). Studiò a Pavia nella scuola di grammatica e al termine degli studi raggiunse una notevole padronanza del latino, che gli permise di insegnarlo. Presso la corte pavese di Ratchis, incominciò a dare più spazio a studi sacri. Decise di farsi monaco nel monastero di Montecassino. Dopo la caduta del Regno Longobardo nel 774, la città di Benevento rimase indipendente diventando rifugio per i Longobardi del nord e per le tradizioni della popolazione. Rotgaudo duca del Friuli, aveva però organizzato una disperata ribellione contro i Franchi. La battaglia decisiva fu combattuta sul Brenta nel 776 e vi partecipò anche Arechi, fratello di Paolo. Se i capi della sollevazione perirono, Arechi fu invece fatto prigioniero e portato in Francia con la confisca di tutti i suoi beni.
Nel 782 Paolo decise di rivolgersi al re dei Franchi per chiedere la liberazione del proprio fratello. Forse presentato al re da Pietro da Pisa, maestro di grammatica a corte, Paolo fu favorito dalla circostanza che Carlo Magno desiderava avere attorno alla sua corte gli uomini più colti del tempo. Con loro voleva avviare delle riforme necessarie non solo alla vita culturale–spirituale, ma al funzionamento dello stesso regno cresciuto e composto da popoli e stati diversi, riuniti con forza intorno a un centro di potere. 
Paolo si presentò con un carme dove in maniera umile ma dignitosa, chiedeva grazia per il fratello Arechi. Il re accolse la sua richiesta e lo volle con sé poiché utile collaboratore per i suoi progetti. Rimase in Francia per tre anni, dando tutto l'aiuto richiesto e sviluppando un rapporto di rispetto e amicizia con Carlo Magno. Scrisse ancora per il re diversi epitaffi, organizzò forse gli insegnamenti del latino, viaggiò, ascoltò e conobbe paesi e uomini diversi. Incominciò ad abbozzare una sintesi storica sulla fine del regno longobardo e fu proprio al suo ritorno in monastero nel 786ca che scrisse l'Historia Langobardorum. Scritta e pensata secondo il proprio gusto e le proprie ragioni, non anti-franca e senza accendere nuove lotte, l'obiettivo era quello di salvaguardare l'esperienza della storia longobarda e di conservare i Longobardi a sé stessi.
Il rifiuto dei Longobardi da parte dei papi del suo tempo determinò in Paolo il bisogno essenziale di difendere l'uguale validità di un'origine diversa e di affermare l'uguale cura e amore di Dio verso di loro → una tradizione originaria, che si modificò e si adeguò al nuovo, culminando nell'affermazione di un proprio modo di vivere e di creazione storica, fino a quando si manteneva il favore di Dio. Si affermava che i Longobardi rimanessero padroni della propria storia e che i loro torti non fossero di fronte agli uomini, ma a Dio e a sé stessi. Ripropose la loro storia nella luce più bella, con una coscienza positiva di sé e della propria eredità. Paolo morì, ormai vecchio, negli ultimi anni delI'VIII secolo; il suo epitaffio fu scritto da Ilderico abate di Montecassino nell'834 e autore di un'Ars grammatica.

HISTORIA LANGOBARDORUM
 

Dal punto di vista storico è un'opera importante e molto studiata, dato che è una delle pochissime fonti in cui si affronta (peraltro spesso in maniera quasi sbrigativa) il passaggio traumatico in Italia dalla civiltà romana a quella barbarica. La Historia è scritta in un latino di tipo monastico, si basa su opere precedenti di vari scrittori ed è un misto di prosa e poesia. Le fonti principali furono l'anonima Origo gentis Langobardorum, la perduta ed omonima Historia di Secondo di Non, i perduti Annali di Benevento ed un uso libero degli scritti di Beda il Venerabile, Gregorio di Tours e Isidoro di Siviglia.
La narrazione della storia si può suddividere in due fasi: la prima lineare, descrive la fase del popolo prima dell'entrata in Italia, un unico indistinto popolo che si muove per territori; il secondo descrive le gesta di tanti attori che si radicano in territori ben precisi e si fondono con i luoghi e le genti. Il tutto legato ad un filo narrante scandito dalla successione dei Re. Una particolare attenzione è data alla chiesa italiana di quel periodo e anche a personaggi che non si intrecciarono con la storia dei Longobardi in Italia.
È suddivisa in sei libri e tratta della storia del Popolo Longobardo dalle origini al suo apice: la morte del re Liutprando nel 744.



Primo libro
Il libro descrive le cause delle migrazioni dei Longobardi con leggende legate alle origini del popolo, le gesta dei primi re fino alla vittoria di Alboino sui Gepidi e la partenza per l'Italia. Narra anche di San Benedetto.

1. Allo stesso modo mosse dall'isola chiamata Scandinavia pure il popolo dei Winnili, cioè dei Longobardi, che poi regnò felicemente in Italia, e che trae origine dai popoli germanici.

7. Usciti dalla Scandinavia, i Winnili, con i loro capi Ibor e Aio, giunsero nella regione chiamata Scoringa e lì si fermarono per alcuni anni. In quel tempo i Vandali opprimevano con la guerra tutti i territori vicini e inviarono messi ai Winnili perché pagassero tributi ai Vandali o si preparassero a combattere. Ibor e Aio, d'accordo con la madre Gambara, decisero che era meglio difendere la libertà con le armi, piuttosto che infangarla con il pagamento dei tributi. Fecero quindi sapere ai Vandali che avrebbero combattuto, ma non servito. Erano allora i Winnili tutti nel fiore della giovinezza, ma pochissimi di numero, dal momento che erano solo la terza parte della popolazione di un'unica isola, e non particolarmente grande.

8. Una favola ridicola: i Vandali, recatisi da Godan, gli avrebbero chiesto la vittoria sui Winnili; egli avrebbe risposto che avrebbe dato la vittoria a quelli che per primi avesse visto al sorgere del sole. Si dice che allora Gambara andasse da Frea, la moglie di Godan, chiedendo la vittoria per i Winnili, e Frea le suggerisse che le donne dei Winnili si sistemassero i capelli sciolti intorno al viso così da farli sembrare barbe e appena giorno si presentassero insieme agli uomini e si disponessero, per farsi vedere anch'esse da Godan, da quella parte dove egli era solito guardare dalla finestra volta a oriente. Così si dice che fosse fatto. E Godan, al sorgere del sole, vedendole, avrebbe detto: “Chi sono questi lunghe-barbe?”. Allora Frea gli avrebbe suggerito di donare la vittoria a quelli cui aveva attribuito il nome. E così Godan avrebbe concesso la vittoria ai Winnili.

9. È certo però che i Longobardi furono chiamati così in un secondo tempo per la lunghezza della barba mai toccata dal rasoio. Nella loro lingua lang significa lunga e bart barba.