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martedì 31 gennaio 2023

Antonio Mancini, l'artista

 

ANTONIO MANCINI

L'artista

 Il Secolo XX

  Gennaio 1911
Anno X - N°1
 
 
   
Nella serie dei maggiori artisti contemporanei che il Secolo XX va pubblicando, non deve mancare un pittore dei più grandi e più originali, non deve mancare Antonio Mancini, che ancora giovinetto destò la meraviglia di Domenico Morelli, il maestro dei maestri, famoso anche all'estero. E' forse l'unico artista contemporaneo del quale finora non s'era mai pubblicato un profilo, né  in giornali quotidiani, ne in riviste. Spirito indipendente e scontroso, egli rifugge da ogni réclame e si annoja quasi che si parli di lui e non si confida facilmente coi giornalisti e coi critici d'arte. Arturo Lancellotti, l'autore di questo articolo, è uno dei pochi che sia nelle sue grazie e possa avvicinarlo spesso, onde la ricchezza di notizie e di aneddoti sconosciuti a qualunque altro che egli ha potuto riunire in queste pagine [...]

L’ORIGINALITÀ DELL'ARTISTA
La qualità peculiare dell'arte di Antonio Mancini è la plastica riproduzione del vero. Guardate uno dei suoi quadri, qualunque esso sia. E questa verità, alla quale egli presta tutte le risorse della sua smagliante tavolozza, dà ai quadri di lui un carattere ben definito per cui non possono confondersi con quelli di nessun altro pittore. Tale la ragione precipua del successo.
Le sue figure spiccano sulla tela in tutta l'armonia della linea e del colore. Il volto, le mani, hanno la morbidezza, la flessibilità, l'intonazione della carne; le stoffe, nel loro aspetto ruvido o delicato, non si mascherano dietro alcuno artificio; e se nel secondo piano del quadro ci sono fiori o mobili, noi li troviamo resi con non minore sincerità. [...] Antonio Mancini è capace di ripetere in parecchi esemplari un identico tema, è capace di mettere accanto a una caratteristica e pensierosa figura di vecchio un prosaico fiasco di vino.
Questo può provare che il soggetto è per lui cosa del tutto secondaria, cosa estranea alla pittura, la quale deve vivere per energia propria, per un'energia che nessun tema le potrebbe, da solo, mai dare.

I PRIMI SUCCESSI
Antonio Mancini è nato a Roma il 2 novembre 1852. A tredici anni si trasferì  a Napoli con tutta la famiglia, e dopo aver, per qualche tempo, costretto dal bisogno, lavorato da indoratore, cominciò la sua educazione artistica a quell'Istituto di Belle Arti sotto la guida di Domenico Morelli e dello scultore Lista, il valoroso maestro di Gemito e d'Orsi.
Egli fu un ingegno precoce. Nato pittore, i suoi primi studi rappresentarono, più che la promessa, l'affermazione del suo straordinario temperamento. E cominciò a trovare ammiratori non solo fra i compagni ma anche fra i maestri. Domenico Morelli si fermava spesso, all'Accademia, a contemplare quanto produceva il prodigioso fanciullo. 

martedì 1 marzo 2022

I colombi ambrosiani

 

I COLOMBI AMBROSIANI

Curiosità e Varietà della Vita e dell'Industria

 Il Secolo XX

  Febbraio 1906
Anno V - N°2 
 
 
   
Un ventennio fa, il forestiero, lasciando Milano, riportava seco la predominante impressione di una città fortemente industriale, ampia, movimentata da mille varie energie.
Oggi, invece, aggiunge con compiacenza l'esclamazione: - Milano è una gran bella e gentile città! - 
E che Milano proceda attivamente verso la sua totale riforma estetica lo dimostra nel nuovo sistema delle sue strade, nei suoi sontuosi palazzi, nei quali la bella e pura architettura lombarda spesso sbalza ai concepimenti architettonici più bizzarri e moderni, nella sua ricca e varia illuminazione, nelle sue spaziose e geometriche piazze, nei suoi viali alberati, nelle sue ville. Tutta opera di pochi anni a questa parte. 
 
E nella sua grande trasformazione estetica ha trovato pure la nota gentile. Chi mai, infatti, oggi, visitando la bella e industriale Milano, rumorosa di campane di trams, di trombe di automobili, di campanelli di cicli e bicicli, di schioccare di fruste e d'incitamenti gutturali di cocchieri e carradori, piumata su mille tetti dal fumo dei comignoli di mille opifici, chi mai potrebbe pensare che assisterà, soffermandosi in una piazza, quella alla Scala, fra tanta intensità di vita, al tranquillo, innocente beccare di una numerosa e fidente famiglia di colombi?
 
- Vennero dalla dorata città della laguna? Da dove? - Si domandano molti.
No. Chi può saperlo? Vennero, e si son naturalizzati milanesi.
Vennero, non si sa da dove, forse dalla Sardegna, dall'isolotto presso Elmas, famoso per i suoi nidi di colombi, forse da Malta o da Barcellona, dalla Dalmazia o dalla Sicilia, figli della gran madre, la Columba livia, o comunemente colomba torraiola, perché nidifica nelle torri.
Vennero e si son naturalizzati milanesi e vivono del pane che Milano a nessuno nega, e se ne mostrano riconoscenti e alteri, scorazzando dal capo immobile di Leonardo ai cornicioni della Galleria, dalle finestre di Palazzo Marino alla loggia della Scala, sempre allegri, vociando, come nelle gioconde giornate di carnevale.
 
Vennero e forse non andranno più via. Essi avranno compreso che il laborioso milanese, dopo il compiuto lavoro, verrà nella loro piazza, si fermerà aspettandoli e chiamandoli col pensiero e con lo sguardo. E verrà per essi, col granturco in tasca, gentile tributo per i gentili e amati piccoli concittadini....
E se il vitto è assicurato, la città è bella e comoda per i loro nidi, forse non andranno più via. 
 
 
Nel 1902, l'editore Treves scende in campo con Il Secolo XX. Rivista popolare illustrata; la vecchia Illustrazione Italiana ha già il suo pubblico e all'editore è necessario un mensile popolare da usare come palestra per la propria scuderia di autori. Gerente responsabile è Elia Ghiringhelli. Il mensile affronta argomenti di cronaca, attualità e letteratura. Dal 1907 anche Il Secolo XX si aprirà sulle eleganti copertine a colori di Duilio Cambellotti, Rodolfo Paoletti, Luigi Bompard. Numerose le illustrazioni e le foto; fino al 1933, anno in cui cessarono le pubblicazioni, avrà come collaboratori più assidui tra gli illustratori Marcello Dudovich, Enrico Sacchetti e Filiberto Mateldi.
 
 
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domenica 19 dicembre 2021

Il Natale

  IL NATALE


Natura ed Arte
Fascicolo 2 - 15 Dicembre 1891
 
[...]

La festa che si fa in ogni famiglia, in un giorno dell'anno, intorno all'Albero, intorno al Ceppo, intorno alla Capannuccia, intorno al Presepio... Il Natale. Chiamatelo, come volete, Sole che rinasce, Dio che si fa uomo per redimere il mondo dal peccato, figlio che, secondo il concetto degli Indiani, libera i padri dalle pene infernali e dal pericolo d'un nuovo nascimento, fuoco domestico che si rinnova.
Questo fantasma luminoso che si chiama il Natale, risveglia, d'anno in anno, ogni cuore alla gioia, invita alla pace, al perdono delle offese, alla concordia; fa ritrovare gli amici, richiama nel seno delle famiglie e i figliuoli prodighi e forma l'eterna delizia dei bambini.

Il Natale è la gioia, perché il Natale è la vita, perché la vita è la speranza. Esso non segna tanto la morte dell'anno invecchiato che se ne va, quanto l'arrivo dell'anno nuovo che sorge. Seppellisce il passato doloroso; ma apre le porte rosee a tutti i sogni ridenti che aleggiano intorno al capezzale della credula infanzia, la quale vede il buon Gesù portar le chicche ai bambini buoni e negarle ai cattivi, e fiorir l'albero sacro di ogni grazie divina, intanto che il coro degli angeli canta la ninna nanna celeste al Redentore del mondo.

[...]
Chi non credeva più, nel giorno di Natale, ritorna a credere. Qualunque sia la sua fede, qualunque nome e forma essa prende, ritorna sempre un po' di caldo intorno al cuore assiderato; si sente il bisogno di dire ad alcuno: anch'io so amare. Solo disperato in quel giorno è l'infelice che non può dirlo ad alcuno; chi non sente, insomma, il bisogno divino di sperare e di sognare in due.

[...]
Sia dunque veramente benedetto questo giorno benefico.
Col Natale sentiamo rifluire un sangue nuovo nelle vene; ritorniamo noi stessi fanciulli. Amore è rappresentato dai Greci e dagli Indiani come un fanciullo che dardeggia; ma l'Amore indiano, invece di dardi pungenti, getta dall'arco suo fiori profumati, che producono l'ebbrezza. Il divino Amore de' Cristiani è più mite e più casto; il senso si è calmato, e il sentimento s'è fatto più puro; l'Amore cristiano non offende, non ferisce, non lacera più; ma abbraccia fortemente l'oggetto amato, lo penetra, lo riveste di nuova luce, lo infiamma di nuovo fuoco, lo esalta sopra sé stesso, non lo abbandona più; si riversa d'una in altra anima, si dilata, s'innalza e divampa, come ogni cosa divina, in nuove figure lucenti ed immortali.

Angelo de Goubernatis


illustrazione sena di ntale
 
Natura ed Arte - Rassegna Quindicinale Illustrata Italiana e Straniera di Scienze, Lettere ed Arti.
Così scriveva la Direzione della rivista nel 1891:
"Per il titolo immaginato alla nuova rivista, abbiamo già ricevuto molti complimenti lusinghieri; ed è sembrato che per una rivista italiana, esso fosse ben trovato, e che nessun paese avesse maggiori diritti dell'Italia di illustrare la natura e l'arte. [...] Lo splendore e la varietà de' nostri paesaggi, tanto ammirati dagli stranieri e in mezzo ai quali noi passiamo, pur troppo, indifferenti, e de' nostri monumenti artistici d'ogni maniera, che si moltiplicano senza fine, e che sono frutti naturali della nostra terra benedetta, ci obbligano ad occuparcene, come della nostra maggior ricchezza nazionale, come della nostra vera e perenne originalità che si rifeconda, senza fine. 
Ora i nostri tesori naturali ed artistici sono la vera fonte viva della nostra ispirazione, come della nostra fortuna e prosperità. Intorno ad essi si dovrebbe muovere tutta la vita italiana, la vita del pensiero, come il lavoro dei nostri campi e delle nostre officine. 
Abbiamo dato una forma media, tra la inevitabile gravità del libro, e la non meno inevitabile leggerezza dei fogli volanti. [...] Vorremmo, mercè il Natura ed Arte, istruir la famiglia italiana senza tediarla, ed offrirle una lettura varia e piacevole che, di quindicina in quindicina, desse materia a rinnovare nel seno delle nostre famiglie, discorsi geniali e non troppo vani [...]"
 
 
Consigli di Lettura:
Natura ed Arte
Fascicolo 2 - 15 dicembre 1891
Casa Editrice Dott. Francesco Vallardi 
Corso Magenta, 48 - Milano 

 
 
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lunedì 25 ottobre 2021

Monza: Le Cento Città d'Italia - Supplemento del Secolo


MONZA
Le Cento Città d'Italia
Milano, 1891 – Anno XXVI – Domenica 25 ottobre
Supplemento mensile illustrato del Secolo al n° 9180
 
Copertina Monza Cento Città d'Italia
[…]

IL LAMBRO 
Fiume di corso rapidissimo, fu la prima e naturale difesa dell'antica terra; lorquando questa chiamavasi col nome di Vicus o Villa, ed anche allora che fu detta corte, come all'epoca della Teodolinda. Ma sovenuti i tempi in cui apparvero grosse mura ed alte torri, fecesi il Lambro sussidiario a quelle, ivi portando le sue acque per cingere bastie, animare molini, adacquare prati, e far morlizze per pescagioni più o meno privilegiate. Come elemento strategico, segnò la sua massima importanza nell'anno 1329, all'epoca dell'assedio di Lodovico il Bavaro, il quale, non potendo varcarlo o guadarlo, dovette ascendere e sembra impossibile, fino al ponte di Alliate, tanto fino d'allora valeva il precetto di girare la posizione. Nei tempi medioevali venne sistemato con gran chiusa in muratura proprio alle radici del castello, e con altri sostegni necessarî a trattenere l'impeto delle piene, e più a guarentire i diritti delle molte derivazioni, fra le quali principalissima quella concessa da Giovanni Galeazzo Sforza nell'anno 1474 a Facio Galerano che aveva fondi da irrigare a Carugate.

 
I LONGOBARDI  
Erano stranieri, barbari, ariani, maledetti da Dio, cioè, diremo meglio, dai cattolici, e, fino ad un certo punto, come romani avevano ragione di farlo: eppure codesti feroci, dalle teste rasate sulla nuca e pioventi sul davanti enormI ciuffi e più ispide barbe, avevano in sé stessi i germi di una civiltà arcaica, patriarcale, campereccia da renderli nel decorso brevissimo di circa due secoli, consolidati nella mente e nel cuore di questa regione che ne volle perfino assumere il nome. Teodolinda moglie d'Autari indi di Agilulfo attratta dall'amenità del sito, e forse dalla tradizione militare del Vallum, fu senza dubbio a Monza, come lo attesta un'iscrizione dell'epoca, rimastaci su lamina d'oro in oggi evangelistario del monzese tesoro. Vi ebbe un palazzo e vi partoriva il figlio Adaloaldo, battezzato in San Giovanni dal venerabile servo di Dio Secondo nativo di Trento.
La regina Teodolinda è pei monzesi quella leggendaria figura che Sant'Ambrogio è pei milanesi. Questi fugge la carica vescovile aggirandosi per tre giorni in un bosco, quella fra le alte piante del tortuoso Lambro trovasi faccia a faccia col fiero Precursore che in tuono asciutto gli dice: inalzami qui una chiesa e sarai felice
E la regina in Monza non solo è ricordata, ma è altresì tuttora amata e venerata quasi fosse morta ieri e non 1263 anni or sono. Si parla di essa come un genio benefico e tutelare, anzi si giunge perfino ad attribuirgli quel poco di bene che altri fecero alla Basilica, non escluso il buon Berengario forse in pel primo coronato colla ferrea. 
Fu munificente, perché lasciando cospicui doni alla chiesa da essa fondata, illustrava altamente quella terra che aveva eletta per sua seconda patria, ivi vivendo, ivi morendo, per farsi interrare senza mausoleo come fra le sue genti costumavasi. 
DE DONIS DEI OFFERIT THEODELENDA – REGINA GLORIOSISSEMA SANCTO – IOHANNI BAPTISTAE IN BASELICA QVAM – IPSA FVUNDAVIT IM MODICIA PROPE – PALACIVM SVVM- 
Così sta scritto sul suo Evangelistario […]

lunedì 13 settembre 2021

La casa dei Bambini - Scuola con metodo Maria Montessori

LA CASA DEI BAMBINI

Scuola con metodo Maria Montessori.

 Il Secolo XX

  Marzo 1910
Anno IX - N°3
 
bambini in cerchio a scuola
   
In mezzo alle case popolari che l'Umanitaria ha eretto a Milano in via Solari e nel quartiere detto delle Rottole, vennero aperti per opera della medesima Società, degli asili infantili, destinati ai soli piccini appartenenti alle famiglie che abitano in quelle case. Sotto la sorveglianza di pazienti e attente direttrici i bambini passano buona parte della giornata vicini alle loro abitazioni ed ai loro parenti.
Ma non è questa la sola originalità dei nuovi asili. I bambini non vi sono istruiti ed educati col solito metodo froebeliano, ma con quel metodo scientifico razionale che la dottoressa Maria Montessori ha applicato per prima, con meravigliosi risultati, in alcune case popolari di Roma. Quale sia questo metodo e come funzionino le Case dei Bambini, ora istituite a Milano, narra nelle seguenti pagine Cordelia, che tanti preziosi scritti ha destinato all'infanzia, e che si è data ora con grande ardore alla risoluzione dei nuovi problemi sociali che riguardano particolarmente l'elevazione intellettuale e politica della donna e l'educazione e l'assistenza dell'infanzia.
 
[…] in un tempo di progresso e redenzione sociale, in questi ultimi anni sorsero asili per l'infanzia, ospedali pei bambini, rifugi per la fanciullezza abbandonata, al punto che oggi la puericoltura occupa un posto importante nelle nostre istituzioni sociali, il benessere del bambino sta nelle menti e nei cuori di tutti […]
 
LA SCUOLA IN CASA
Era naturale che dopo aver edificato immensi quartieri popolari e dato ai lavoratori case semplici, pulite, piene d'aria e di sole, sorgesse la preoccupazione della quantità di bambini non ancora in età di frequentare la scuola, che mentre i genitori erano al lavoro, sarebbero rimasti abbandonati, esposti a mille pericoli, portando in casa il disordine, o uscendo incoscienti sulla via […]
Per evitare simili inconvenienti ecco sorgere la bella ispirazione di aggiungere ad ogni gruppo di case un quartiere dedicato ai bimbi degli inquilini, una specie di scuola in casa, dove la mamma, prima di andare al lavoro, possa affidare i propri figli ad una direttrice, che fa lo stesso ufficio dell'istitutrice delle case dei ricchi. […]. La scuola in casa, oltre ad essere di una pratica utilità, è un'opera altamente umanitaria ed educatrice per le famiglie.

IL METODO MONTESSORI
Uno dei più grandi vantaggi della casa dei bambini, è il metodo adottato nell'educazione dei suoi piccoli ospiti. E' un metodo meraviglioso, il più logico, il più razionale che si conosca: non affatica i giovani organismi, ma prepara le piccole anime alla conquista del sapere.
Lo dobbiamo alla dottoressa Montessori, che dopo aver esperimentato il metodo pedagogico-scientifico, studiato nelle opere di Itard e Seguin a beneficio dei fanciulli idioti, sorpresa vedendo come quel metodo riusciva ad elevare la personalità, […] pensò quali splendidi risultati si sarebbero ottenuti se lo stesso metodo fosse stato applicato allo sviluppo dei fanciulli normali, e col cuore d'un filantropo, colla fede d'un apostolo, si diede a diffondere la sua idea luminosa […].

sabato 31 luglio 2021

Per i bagni di mare - Consigli e costumi per le signore

 

PER I BAGNI DI MARE
CONSIGLI IGIENICI ALLE SIGNORE
Natura ed Arte - L'Arte e la Moda
Fascicolo 15 - 1 luglio 1893
 
Poi che oggi incominciano i bagni di mare, dove le signore trovano tanto sollazzo e tanto giovamento fisico, io non posso trattenermi dal dare alle nostre leggitrici qualche consiglio igienico.
 
Oscar Arthur Bluhm - Badervergnugen
 

Per esempio, raccomando loro di evitare per quanto è possibile di bagnarsi la testa con acqua marina, nociva assai al bulbo capillare. Abbiano perciò la precauzione d'intrecciarsi le chiome e nasconderle sotto una berretta di taffetas incatramato o di tela vulcanizzata.

Se, non ostante questa cura, per caso, elle si ammollassero, bisognerebbe subito disfare le trecce, lasciare i capelli sciolti su le spalle fintanto che sieno asciutti, poi spazzolarli forte per toglierne tutte le impurità dell'acqua marina; infine, ungerli un poco con l'olio di mandorle dolci. 
Ogni unguento, si sa, iscurisce il capello biondo; ragione per cui, una volta che sono passati parecchi giorni dopo l'unzione dell'olio di mandorle, se si vuole aver un color chiaro, il colore naturale, si faccia un bravo shampooing. In questo modo la capigliatura riprenderà la sua nitida lucentezza.

Stieno attente le mie gentili signore a non tuffarsi nell'onda prima d'essere certe che non rimane loro addosso la più lieve umidità di traspirazione. Gli è perciò che bisogna, giunte nella cabina, spogliarsi lentamente, per modo d'abituare l'epidermide all'aria, innanzi di ricevere l'impressione fredda.

Il costume, s'elle vogliono ascoltarmi, sarà sempre di lana: non soltanto perch'é più salubre, ma perché, bagnato, meno s'appiccica alle carni. Di lana, è facile toglierselo subito di dosso; perché se ho raccomandato di spogliarsi lentamente, raccomando viceversa di rivestirsi con la maggior sollecitudine. Ho visto parecchie donne e fanciulli pigliarsi dei raffreddori, de' reumi, infine qualche malanno, stando lì a gingillarsi a far teletta dopo il bagno. Ci vuole, anzi, la reazione immediata dopo la scossa ricevuta dall'acqua ghiaccia, e deve farsi una breve passeggiata al sole, con l'ombrellino aperto, s'intende.

 

Le mie lettrici, a questo punto, sorrideranno, pensando di me: O non lo sa quanto tempo ci vuole perché una signora si vesta?

Lo so; e precisamente perciò consiglio alle dame bagnanti, nell'interesse della loro salute, di mettersi meno impicci che possono quando vanno al bagno. Bisogna semplificare il vestiario.

Per esempio, abbiano un bustino leggiero di battista cucito sotto il corsetto dell'abito, e una sottana attaccata alla gonna dell'abito stesso. La cintura sia una cosa sola con la gonna. In tale guisa faranno presto a rivestirsi essendo ristretto il numero degli indumenti da indossare.

Dopo il bagno, è indicato di bere un bicchierino di buon vino; io preferisco il bordeaux al marsala, troppo alcoolico, e che, trangugiato quando si deve stare un po' di minuti al sole, può portar il mal di capo. 
Se il vestito indossato per andare al bagno è di cotone o filo leggiero, sarà meglio gettarsi sulle spalle un mantelletto di lana, uno sciallino, infine qualcosa d'accostante e di calduccio. Si evitano con queste piccole precauzioni, che, in fondo, non recano alcun fastidio, molte indisposizioncelle di cui le signore sogliono lamentarsi nelle stazioni balneari.

La durata del bagno di mare dev'esser breve. Più essa è breve, meglio uno si sente dopo. Anche il nuoto va diligentemente esercitato. Un po' di codesta ginnastica è favorevolissima alle membra: troppo no; il petto ne può soffrire, e una stanchezza generale, se non altro, ne è la conseguenza.

Vi sono persone i cui nervi non sopportano il bagno di mare, e sono molte. Allora si fanno piuttosto le docce; o anche si usa il lenzuolo bagnato, in cui s'avvolge tutto il corpo per un istante, praticando dopo il massage. 
Quello, certo, ch'è assai igienico per i temperamenti delicati e suscettibili all'irritazione, gli è il bagno d'acqua di crusca tiepido, dove si sta cinque minuti appena. Uno si sente come rinato, uscendone. Esso calma, senza affatto indebolire; è un leggiero sedativo; e l'epidermide muliebre ne riceve enormi benefizi. 
 

Poi che siamo a ciarlar di bagni, permettetemi che vi accenni a qualche modello di costume creato appunto per entrare nell'acqua.

Diciamo il vero tra di noi: le signore, che generalmente sono così leggiadre in camicia da giorno o da notte, sono, non dirò, quasi sempre ridicole, ma, certo, molto meno seducenti nel costume da bagno. Alcune donne le quali indossano per queste circostanze dei veri e propri costumi “di fantasia”, e non hanno in mente che di farsi notare e studiare, è naturale trovino una linea, se non pudica, almeno elegante per queste acconciature acquatiche; e modellano le proprie forme in maglie, si stringono il busto in una specie di giustacuore da domatrici di cavalli; si lasciano ondeggiar su le spalle la copiosa capigliatura... d'una parrucca.

La dama distinta, la vera dama, deve rifuggire da certe imitazioni. Il suo vestito da bagno sarà casto, semplice, comodo, e grazioso... quanto è possibile. Vedete, dunque, signore mie, se qualche foggia di cui v'offro il figurino potesse convenirvi ed incontrare, per fortuna il vostro gusto.

Il Costume;

berretto di jersey celeste pallido, col bordo bouillonné di lana turchina; berretto di tela incerata, traversato e orlato di un gallone di lana rossa e turchina guarnito a rosette di treccia di lana; berretto di batista azzurra con inguainatura di batista cruda; stivaletti di tela cruda e cuoio giallo; scarpine di tela con cuoio giallo e sbarrette di lana rossa; mantello di lana rigato bianco e celeste: qualche piega nel dorso gli dà ampiezza nella parte inferiore: i davanti sono diritti, con quello di sinistra drappeggiato e incrociato a destra sotto un cordone annodato: collo rovesciato: manica ampia e diritta, stretta sopra il gomito da un nodo di cordone; e, finalmente, costume di vigogna turchina: pantaloni che scendono fin sotto il ginocchio, stretti da un elastico: gonna corta pieghettata, guarnita di due stretti galloni celesti pallido: è attaccata ad una blusa abbottonata dinanzi, aperta su una camicetta inguainata di lana celeste pallido: berta montata a testina, e bordo di due galloni: manica corta composta d'un bouillonné.

So perfettamente, care amiche mie, che tutto questo non è estetico; ma col costume da bagno d'una signora ammodo l'estetica non lega. Che ci possiamo fare? Il meglio è di combinare quanto si può – meno brutto: voilà.

Fichus, berte, insomma guarnizioni che allargano le spalle al di là del verosimile: come vedete anche da questo modellino.
Il suo fichu è di taffetas cangiante, ornato di gale pieghettate a macchina di mussolino di seta, cucite sotto un falpalà di pizzo. I lembi s'incrociano dietro, alla vita, e ricadono lunghi , o pure s'annodano sur un fianco, a volontà. […] 
Marchesa di Riva
 

Natura ed Arte - Rassegna Quindicinale Illustrata Italiana e Straniera di Scienze, Lettere ed Arti.
Così scriveva la Direzione della rivista nel 1891:
"Per il titolo immaginato alla nuova rivista, abbiamo già ricevuto molti complimenti lusinghieri; ed è sembrato che per una rivista italiana, esso fosse ben trovato, e che nessun paese avesse maggiori diritti dell'Italia di illustrare la natura e l'arte. [...] Lo splendore e la varietà de' nostri paesaggi, tanto ammirati dagli stranieri e in mezzo ai quali noi passiamo, pur troppo, indifferenti, e de' nostri monumenti artistici d'ogni maniera, che si moltiplicano senza fine, e che sono frutti naturali della nostra terra benedetta, ci obbligano ad occuparcene, come della nostra maggior ricchezza nazionale, come della nostra vera e perenne originalità che si rifeconda, senza fine. 
Ora i nostri tesori naturali ed artistici sono la vera fonte viva della nostra ispirazione, come della nostra fortuna e prosperità. Intorno ad essi si dovrebbe muovere tutta la vita italiana, la vita del pensiero, come il lavoro dei nostri campi e delle nostre officine. 
Abbiamo dato una forma media, tra la inevitabile gravità del libro, e la non meno inevitabile leggerezza dei fogli volanti. [...] Vorremmo, mercè il Natura ed Arte, istruir la famiglia italiana senza tediarla, ed offrirle una lettura varia e piacevole che, di quindicina in quindicina, desse materia a rinnovare nel seno delle nostre famiglie, discorsi geniali e non troppo vani [...]"
 
 
Consigli di Lettura:
Natura ed Arte
Fascicolo 15 - 1 luglio 1893
Casa Editrice Dott. Francesco Vallardi 
Corso Magenta, 48 - Milano 

 
 
Ringrazio l'amico collezionista Mirko Valtorta, per avermi concesso la lettura cartacea di questo articolo.
 
 
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lunedì 24 maggio 2021

La morte di Alessandro Manzoni

 

 ALESSANDRO MANZONI.

La morte il 22 maggio 1873. Onoranze.

 Il Secolo

  Sabbato, 24 maggio 1873
Anno VIII - M 2545
 
giornale il secolo morte di manzoni

 [...] della vita e delle opere di Alessandro Manzoni non si può parlare in oggi con quella equanimità di giudizio, che sarà possibile fra alcuni anni: il dolore della sua perdita dura tuttora e durerà lunga pezza in noi, del pari che in quanti amano l'arte italiana: e ci dobbiamo limitare a tracciare i segni principali di questa grande figura senza entrare nella disanima dei suoi principi ed entrare nel sacrario dell'intima vita. Sarà questo il còmpito di un più calmo momento: oggi potrebbe la lode sembrare esagerata dal dolore, o irriverenza la più lieve critica.

Intorno al nome di Manzoni vediamo raccolti i più illustri uomini che possa vantar Milano: poiché la madre di Alessandro, Giulia Beccaria, era figlia di Cesare Beccaria, il riformatore del sistema penale; [...] 
Dopo aver studiato a Milano ed a Pavia, Alessandro Manzoni raggiunse nel 1805 la madre che viveva a Parigi fra i più celebri scienziati e artisti. Il giovane aveva conosciuto il suo grande avo, Cesare Beccaria, e si era facilmente lasciato abbagliare dalla filosofia volterriana, il cui sorriso motteggiatore in quell'epoca suppliva a tutto quanto aveva distrutto, senza aver saputo creare. [...]

Il primo lavoro che pubblicò gli fu dettato dall'affetto verso un amico carissimo della madre ed a lui maestro. Carlo Imbonati che in quel torno moriva. Questo Imbonati ebbe la singolar ventura d'essere stato, fanciullo di undici anni cantato da Parini nella bellissima ode dell'Educazione, ed in morte da Manzoni, che compose un carme ricco di nobili ed originali concetti, incarnati nella forma classica. Questo lavoro era pubblicato a Parigi nel 1806; e nel 1809 sortiva a Milano il poema mitologico l'Urania.

Ma in questo frattempo Manzoni sposava (1808) Luigia Enrichetta Blondel figlia d'un banchiere ginevrino e protestante. Durante il periodo di tempo che seguì, successe al Manzoni una rivoluzione: il filosofo che giurava nel nome di Voltaire diventò un fervente cattolico. Come ciò avvenisse è dubbi, perché Manzoni non volle mai cedere alle istanze di quanti gli chiedevano le notizie sulla sua vita; ma credesi che la prima autrice di tal cangiamento fosse la moglie, che s'era convertita al cattolicismo. Il germe del cattolicismo era stato gettato nell'animo di lui fin da quando si trovava a Parigi. Colà aveva stretta amicizia col famoso Gregoire, l'apostolo dell'emancipazione dei negri: e l'entusiasmo dell'apostolo di libertà avea scosse le convinzioni del filosofo. Ma qualunque siane stata la causa, il giovane Alessandro si immerse nello studio della nuova credenza, in modo da acquistarne opinioni sì ferme da durare incontrollabili tutta la vita. [...] Manzoni era un cattolico che non rifiutava mai la discussione; e conchiudeva: Il materialismo che nega ogni cosa sovrannaturale, lo dicono d'una evidenza matematica: ma se è chiaro come due e due fan quattro, perché non lo comprendiamo anche noi?... e le parole accompagnava con un certo suo consueto risolino, fra l'arguto e il bonario, che non uscirà mai di mente a quanti l'hanno veduto. 
 
La conversione religiosa lo trascinò a quella letteraria. [...]

sabato 15 maggio 2021

Come si conservano i fiori freschi

  
COME CONSERVARE I FIORI FRESCHI
 IL LORO SIGNIFICATO
Natura ed Arte - L'Arte e la Moda
Fascicolo 12 - 15 Maggio 1893
 
donne 1800 con fiori
 
 
Alcune delle mie leggitrici mi scrivono per domandarmi s'io so il modo di conservare quanto più tempo è possibile i bei fiori di questo mese incantato: maggio.

Veramente, care signore, c'è adesso una tale profusione di rose, d'azalee, di gerani, di petunie, di margherite, che gli è facile il rinnovare gli ornamenti dei vasi ogni mattina.
- Ma – mi dice alcuna – a volte, fa pena il vedere avvizzir subito un fiore di rara bellezza, e quasi non si ha il coraggio di gettarlo via!..
Provate, dunque, a far ciò che vi consiglio, signore. Mettete della polvere di carbone nel vaso dove stanno i mazzi in fresco. Questa polvere sia semplicemente bagnata (non sciolta nell'acqua) e giunga fino a un terzo dello stelo dei vostri fiori. Con tale piccola precauzione, i mazzi si conserveranno almeno tre o quattro giorni; massime se avrete cura di spuntare con le forbici i gambi, mattina e sera.
[…] Invece della polvere del carbone c'è chi adopera la rena umida, e al mattino, con un polverizzatore da odori, sparge una lieve rugiada d'acqua freschissima su le corolle: sistema che non è cattivo.

Bisogna, però, ricordarsi che non a tutti i fiori giova l'acqua sopra. Alle rose, alle viole-mammole, alle azalee fa bene; ma guasta, per esempio, le camelie, le gardenie e in generale tutti i fiori dai petali candidi, che sono delicatissimi e suscettibili di macchiarsi di giallo non appena si toccano.

Poi che mi trovo a parlar di fiori, mi permetto di far anche qualche piccola raccomandazione in proposito.
L'arte di comporre un mazzo, sia pur esso un mazzetto improvvisato, non è conosciuta da tutti; e spesso si sacrificano de' magnifici fiori, di cui ci si priva con dispiacere; appunto perché non si sa aggrupparli.
Ricordatevi, signore, che i fiori più rari e più grandi debbono essere posti al centro; vengono poi quelli mezzani, scalati, e finalmente i più piccoli, che adornano le estremità. La combinazione de' colori è anche di molta importanza.
Si accosti il giallo tenero, il carnicino, l'azzurro, il bianco al rosso scarlatto; il color di rosa, l'arancione e il bianco al violaceo; il verde cupo alle tinte chiare; il verde chiaro a quelle cupe. Si eviti, invece, di mettere insieme due colori principali, come il giallo-cupo, il carminio e l'azzurro. 
 
brocca con mazzo di tulipani

Siccome il linguaggio dei fiori è sempre stato e sarà sempre il più gentile idioma, eccovi il significato di vari fiori dell'attuale stagione.

Chi sa che questo misterioso dizionarietto non sia molto utile ad alcune tra le mie assidue: intendo dire alle signorine, si capisce..... 
 
Viola (pensée): penso a voi – o pure pensate a me.
Gelsomino di notte: Temo l'amore.
Bottone di rosa: Vi amo.
Margherita bianca: Ci penserò.
Rosa di ogni mese: Le grazie sono di tutti i tempi.
Ranuncolo di giardino: Voi brillate in mille modi.
Margherita dei campi: Siete bellina e semplice.
Rosa bianca: Amor pudico.
Reseda: La vostra virtù sorpassa la vostra bellezza.

Tra le piante, la maggiorana significa: Rasciugate le lacrime; lo spigo-nardo: Rispondetemi; il trifoglio: M'è egli permesso di sperare?; il mirto: Tutto amore; il rosmarino: La vostra presenza dissipa il turbamento dell'animo mio; il basilico: Voi mi rendete il coraggio; la borrana: Voi m'inspirate; il salice: Piacerete sempre a tutti... ecc.

E poi che siamo su'l gentile argomento in questo mese de' soavi profumi, v'offro, prima ch'io termini di parlar de' fiori, delle strofe adorabili d'Eduardo Boner: strofe che Arrigo Haine non avrebbe, credo, sdegnato di firmare:

“Dicon le rose a' gigli
Con vezzi noncuranti:
- Cessate da' bisbigli,
Pallidi nostri amanti.

A che, con lezia molle,
Chinate il capo stanco?
Più floride corolle
Vogliamo al nostro fianco. -

E risa e motti lieti
Mandan su l'aura insonne
A' gigli, que' poeti,
Le rose, quelle donne.
 

Natura ed Arte - Rassegna Quindicinale Illustrata Italiana e Straniera di Scienze, Lettere ed Arti.
Così scriveva la Direzione della rivista nel 1891:
"Per il titolo immaginato alla nuova rivista, abbiamo già ricevuto molti complimenti lusinghieri; ed è sembrato che per una rivista italiana, esso fosse ben trovato, e che nessun paese avesse maggiori diritti dell'Italia di illustrare la natura e l'arte. [...] Lo splendore e la varietà de' nostri paesaggi, tanto ammirati dagli stranieri e in mezzo ai quali noi passiamo, pur troppo, indifferenti, e de' nostri monumenti artistici d'ogni maniera, che si moltiplicano senza fine, e che sono frutti naturali della nostra terra benedetta, ci obbligano ad occuparcene, come della nostra maggior ricchezza nazionale, come della nostra vera e perenne originalità che si rifeconda, senza fine. 
Ora i nostri tesori naturali ed artistici sono la vera fonte viva della nostra ispirazione, come della nostra fortuna e prosperità. Intorno ad essi si dovrebbe muovere tutta la vita italiana, la vita del pensiero, come il lavoro dei nostri campi e delle nostre officine. 
Abbiamo dato una forma media, tra la inevitabile gravità del libro, e la non meno inevitabile leggerezza dei fogli volanti. [...] Vorremmo, mercè il Natura ed Arte, istruir la famiglia italiana senza tediarla, ed offrirle una lettura varia e piacevole che, di quindicina in quindicina, desse materia a rinnovare nel seno delle nostre famiglie, discorsi geniali e non troppo vani [...]"
 
 
Consigli di Lettura:
Natura ed Arte
Fascicolo 12 - 15 maggio 1893
Casa Editrice Dott. Francesco Vallardi 
Corso Magenta, 48 - Milano 

 
 
Ringrazio l'amico collezionista Mirko Valtorta, per avermi concesso la lettura cartacea di questo articolo.
 
 
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