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martedì 1 marzo 2022

I colombi ambrosiani

 

I COLOMBI AMBROSIANI

Curiosità e Varietà della Vita e dell'Industria

 Il Secolo XX

  Febbraio 1906
Anno V - N°2 
 
 
   
Un ventennio fa, il forestiero, lasciando Milano, riportava seco la predominante impressione di una città fortemente industriale, ampia, movimentata da mille varie energie.
Oggi, invece, aggiunge con compiacenza l'esclamazione: - Milano è una gran bella e gentile città! - 
E che Milano proceda attivamente verso la sua totale riforma estetica lo dimostra nel nuovo sistema delle sue strade, nei suoi sontuosi palazzi, nei quali la bella e pura architettura lombarda spesso sbalza ai concepimenti architettonici più bizzarri e moderni, nella sua ricca e varia illuminazione, nelle sue spaziose e geometriche piazze, nei suoi viali alberati, nelle sue ville. Tutta opera di pochi anni a questa parte. 
 
E nella sua grande trasformazione estetica ha trovato pure la nota gentile. Chi mai, infatti, oggi, visitando la bella e industriale Milano, rumorosa di campane di trams, di trombe di automobili, di campanelli di cicli e bicicli, di schioccare di fruste e d'incitamenti gutturali di cocchieri e carradori, piumata su mille tetti dal fumo dei comignoli di mille opifici, chi mai potrebbe pensare che assisterà, soffermandosi in una piazza, quella alla Scala, fra tanta intensità di vita, al tranquillo, innocente beccare di una numerosa e fidente famiglia di colombi?
 
- Vennero dalla dorata città della laguna? Da dove? - Si domandano molti.
No. Chi può saperlo? Vennero, e si son naturalizzati milanesi.
Vennero, non si sa da dove, forse dalla Sardegna, dall'isolotto presso Elmas, famoso per i suoi nidi di colombi, forse da Malta o da Barcellona, dalla Dalmazia o dalla Sicilia, figli della gran madre, la Columba livia, o comunemente colomba torraiola, perché nidifica nelle torri.
Vennero e si son naturalizzati milanesi e vivono del pane che Milano a nessuno nega, e se ne mostrano riconoscenti e alteri, scorazzando dal capo immobile di Leonardo ai cornicioni della Galleria, dalle finestre di Palazzo Marino alla loggia della Scala, sempre allegri, vociando, come nelle gioconde giornate di carnevale.
 
Vennero e forse non andranno più via. Essi avranno compreso che il laborioso milanese, dopo il compiuto lavoro, verrà nella loro piazza, si fermerà aspettandoli e chiamandoli col pensiero e con lo sguardo. E verrà per essi, col granturco in tasca, gentile tributo per i gentili e amati piccoli concittadini....
E se il vitto è assicurato, la città è bella e comoda per i loro nidi, forse non andranno più via. 
 
 
Nel 1902, l'editore Treves scende in campo con Il Secolo XX. Rivista popolare illustrata; la vecchia Illustrazione Italiana ha già il suo pubblico e all'editore è necessario un mensile popolare da usare come palestra per la propria scuderia di autori. Gerente responsabile è Elia Ghiringhelli. Il mensile affronta argomenti di cronaca, attualità e letteratura. Dal 1907 anche Il Secolo XX si aprirà sulle eleganti copertine a colori di Duilio Cambellotti, Rodolfo Paoletti, Luigi Bompard. Numerose le illustrazioni e le foto; fino al 1933, anno in cui cessarono le pubblicazioni, avrà come collaboratori più assidui tra gli illustratori Marcello Dudovich, Enrico Sacchetti e Filiberto Mateldi.
 
 
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giovedì 23 dicembre 2021

È Natale: il Panettone

 
IL PANETTONE

Storie e leggende
  
fetta di panettone
 
 
Dal 21 dicembre, solstizio invernale, la luce si prende la rivincita sul buio. La speranza dell'arrivo di tempi migliori acquista un fondamento.
Le feste pagane dei Saturnali, del Sol Invictus accompagnavano le celebrazioni beneauguranti ed è qui che è collocabile la nascita del panettone.
 
Dividere tra i presenti una forma di pane, alimento da sempre ricco di significato sacro, era uno dei gesti più sentiti durante la cerimonia.
Dal pane rustico al dolce ricco e soffice il passo è stato abbastanza lungo. L'aggiunta alla farina di zucchero, uova, uva passa, canditi di cedro e scorza d'arancia, è stata graduale. Ciò ha avuto origine anche per rimarcare la diversità, dal punto di vista alimentare, tra i giorni feriali e quelli di festa.
Con il Cristianesimo l'usanza di bruciare il ciocco di legno nel camino è il simbolo di Gesù che si è sacrificato per salvare l'umanità, per sostenere l'uomo nel suo viaggio terreno. Il ceppo doveva bruciare lentamente per 12 giorni, come i dodici mesi dell'anno; il sole che nato al solstizio d'inverno, avrebbe nutrito la terra per un anno intero. Cristo pane di vita, motivo per il quale durante le feste si continuavano a consumare dolci a base di farina, simili al pane.
Questo rito veniva celebrato anche dai duchi di Milano, Visconti e Sforza.

L'origine del Panettone è però spesso accompagnata da leggende tramandate nei secoli.
 
Ogni notte Ughetto usciva dalla finestra di casa per scendere in giardino e scavalcare il muro di cinta. Abitava in quella bella casa che suo padre, Giacomotto della Tela o Atellani, aveva ricevuto in dono da Ludovico il Moro, essendo uno dei suoi scudieri. Ancora oggi questa casa esiste, proprio in Corso Magenta, di fianco alla basilica di Santa Maria delle Grazie. Ughetto doveva raggiungere la bottega di Toni, il panettiere, dove avrebbe incontrato la sua Algisa. Si trattava di un amore segreto, in realtà osteggiato dalla famiglia. 
Algisa era però ultimamente stanca: il lavoro era aumentato poiché il garzone di Toni si era ammalato.
Ughetto non voleva rinunciare agli incontri con Algisa e presentatosi con abiti umili, lui che era il falconiere di Ludovico il Moro, si fece assumere dal panettiere come nuovo garzone. Nonostante l'aiuto, gli affari del negozio continuavano a peggiorare a causa dell'apertura di una nuova bottega nelle vicinanze.
Ughetto non perse tempo, rubò una coppia di falchi al Moro e li vendette per comprare del burro. La notte, mentre impastava i soliti ingredienti, aggiunse al preparato anche tutto il burro acquistato. Il giorno successivo la bottega fu presa d'assalto e già si parlava come del pane più buono di Milano. Nei giorni successivi altri due falchi vennero sacrificati per l'acquisto di altro burro e di un po' di zucchero da aggiungere all'impasto del pane. Il pane di Toni divenne speciale. Mentre l'inverno si avvicinava, gli affari miglioravano e Ughetto e Algisa potevano nuovamente pensare ad un futuro da passare assieme.
Sotto le feste di Natale, Ughetto decise di arricchire la ricetta del "pane speciale" aggiungendo uova, pezzetti di cedro candito e uva sultanina. Tutta Milano arrivò alla bottega per comprare quello che era il "pangrande" o "pan del Toni" (da qui il termine panettone), da servire in tavola durante il giorno di Festa. Toni divenne ricco e di conseguenza l'amore tra Ugo e Algisa venne approvato anche dalla famiglia Atellani. I due giovani si sposarono e vissero felici e contenti.


Un'altra leggenda racconta che alla corte di Ludovico il Moro, come ogni Natale, si serviva per il Duca e i suoi ospiti un sontuoso banchetto. Il capo-cuoco teneva tutto sotto controllo e incaricava i numerosi sottoposti ai fornelli e al servizio in tavola. I piatti erano distribuiti mantenendo giuste pause tra una portata e l'altra, terminando con un magnifico dolce. Il cuoco curò di persona l'impasto, la cui ricetta segreta si tramandava di padre in figlio all'interno della sua famiglia da secoli. Il signore di Milano sarebbe rimasto a bocca aperta davanti a questa meraviglia del palato.
Dato che il lavoro nelle cucine era tanto e tutti avevano qualcosa da fare,

lunedì 13 settembre 2021

La casa dei Bambini - Scuola con metodo Maria Montessori

LA CASA DEI BAMBINI

Scuola con metodo Maria Montessori.

 Il Secolo XX

  Marzo 1910
Anno IX - N°3
 
bambini in cerchio a scuola
   
In mezzo alle case popolari che l'Umanitaria ha eretto a Milano in via Solari e nel quartiere detto delle Rottole, vennero aperti per opera della medesima Società, degli asili infantili, destinati ai soli piccini appartenenti alle famiglie che abitano in quelle case. Sotto la sorveglianza di pazienti e attente direttrici i bambini passano buona parte della giornata vicini alle loro abitazioni ed ai loro parenti.
Ma non è questa la sola originalità dei nuovi asili. I bambini non vi sono istruiti ed educati col solito metodo froebeliano, ma con quel metodo scientifico razionale che la dottoressa Maria Montessori ha applicato per prima, con meravigliosi risultati, in alcune case popolari di Roma. Quale sia questo metodo e come funzionino le Case dei Bambini, ora istituite a Milano, narra nelle seguenti pagine Cordelia, che tanti preziosi scritti ha destinato all'infanzia, e che si è data ora con grande ardore alla risoluzione dei nuovi problemi sociali che riguardano particolarmente l'elevazione intellettuale e politica della donna e l'educazione e l'assistenza dell'infanzia.
 
[…] in un tempo di progresso e redenzione sociale, in questi ultimi anni sorsero asili per l'infanzia, ospedali pei bambini, rifugi per la fanciullezza abbandonata, al punto che oggi la puericoltura occupa un posto importante nelle nostre istituzioni sociali, il benessere del bambino sta nelle menti e nei cuori di tutti […]
 
LA SCUOLA IN CASA
Era naturale che dopo aver edificato immensi quartieri popolari e dato ai lavoratori case semplici, pulite, piene d'aria e di sole, sorgesse la preoccupazione della quantità di bambini non ancora in età di frequentare la scuola, che mentre i genitori erano al lavoro, sarebbero rimasti abbandonati, esposti a mille pericoli, portando in casa il disordine, o uscendo incoscienti sulla via […]
Per evitare simili inconvenienti ecco sorgere la bella ispirazione di aggiungere ad ogni gruppo di case un quartiere dedicato ai bimbi degli inquilini, una specie di scuola in casa, dove la mamma, prima di andare al lavoro, possa affidare i propri figli ad una direttrice, che fa lo stesso ufficio dell'istitutrice delle case dei ricchi. […]. La scuola in casa, oltre ad essere di una pratica utilità, è un'opera altamente umanitaria ed educatrice per le famiglie.

IL METODO MONTESSORI
Uno dei più grandi vantaggi della casa dei bambini, è il metodo adottato nell'educazione dei suoi piccoli ospiti. E' un metodo meraviglioso, il più logico, il più razionale che si conosca: non affatica i giovani organismi, ma prepara le piccole anime alla conquista del sapere.
Lo dobbiamo alla dottoressa Montessori, che dopo aver esperimentato il metodo pedagogico-scientifico, studiato nelle opere di Itard e Seguin a beneficio dei fanciulli idioti, sorpresa vedendo come quel metodo riusciva ad elevare la personalità, […] pensò quali splendidi risultati si sarebbero ottenuti se lo stesso metodo fosse stato applicato allo sviluppo dei fanciulli normali, e col cuore d'un filantropo, colla fede d'un apostolo, si diede a diffondere la sua idea luminosa […].

lunedì 24 maggio 2021

La morte di Alessandro Manzoni

 

 ALESSANDRO MANZONI.

La morte il 22 maggio 1873. Onoranze.

 Il Secolo

  Sabbato, 24 maggio 1873
Anno VIII - M 2545
 
giornale il secolo morte di manzoni

 [...] della vita e delle opere di Alessandro Manzoni non si può parlare in oggi con quella equanimità di giudizio, che sarà possibile fra alcuni anni: il dolore della sua perdita dura tuttora e durerà lunga pezza in noi, del pari che in quanti amano l'arte italiana: e ci dobbiamo limitare a tracciare i segni principali di questa grande figura senza entrare nella disanima dei suoi principi ed entrare nel sacrario dell'intima vita. Sarà questo il còmpito di un più calmo momento: oggi potrebbe la lode sembrare esagerata dal dolore, o irriverenza la più lieve critica.

Intorno al nome di Manzoni vediamo raccolti i più illustri uomini che possa vantar Milano: poiché la madre di Alessandro, Giulia Beccaria, era figlia di Cesare Beccaria, il riformatore del sistema penale; [...] 
Dopo aver studiato a Milano ed a Pavia, Alessandro Manzoni raggiunse nel 1805 la madre che viveva a Parigi fra i più celebri scienziati e artisti. Il giovane aveva conosciuto il suo grande avo, Cesare Beccaria, e si era facilmente lasciato abbagliare dalla filosofia volterriana, il cui sorriso motteggiatore in quell'epoca suppliva a tutto quanto aveva distrutto, senza aver saputo creare. [...]

Il primo lavoro che pubblicò gli fu dettato dall'affetto verso un amico carissimo della madre ed a lui maestro. Carlo Imbonati che in quel torno moriva. Questo Imbonati ebbe la singolar ventura d'essere stato, fanciullo di undici anni cantato da Parini nella bellissima ode dell'Educazione, ed in morte da Manzoni, che compose un carme ricco di nobili ed originali concetti, incarnati nella forma classica. Questo lavoro era pubblicato a Parigi nel 1806; e nel 1809 sortiva a Milano il poema mitologico l'Urania.

Ma in questo frattempo Manzoni sposava (1808) Luigia Enrichetta Blondel figlia d'un banchiere ginevrino e protestante. Durante il periodo di tempo che seguì, successe al Manzoni una rivoluzione: il filosofo che giurava nel nome di Voltaire diventò un fervente cattolico. Come ciò avvenisse è dubbi, perché Manzoni non volle mai cedere alle istanze di quanti gli chiedevano le notizie sulla sua vita; ma credesi che la prima autrice di tal cangiamento fosse la moglie, che s'era convertita al cattolicismo. Il germe del cattolicismo era stato gettato nell'animo di lui fin da quando si trovava a Parigi. Colà aveva stretta amicizia col famoso Gregoire, l'apostolo dell'emancipazione dei negri: e l'entusiasmo dell'apostolo di libertà avea scosse le convinzioni del filosofo. Ma qualunque siane stata la causa, il giovane Alessandro si immerse nello studio della nuova credenza, in modo da acquistarne opinioni sì ferme da durare incontrollabili tutta la vita. [...] Manzoni era un cattolico che non rifiutava mai la discussione; e conchiudeva: Il materialismo che nega ogni cosa sovrannaturale, lo dicono d'una evidenza matematica: ma se è chiaro come due e due fan quattro, perché non lo comprendiamo anche noi?... e le parole accompagnava con un certo suo consueto risolino, fra l'arguto e il bonario, che non uscirà mai di mente a quanti l'hanno veduto. 
 
La conversione religiosa lo trascinò a quella letteraria. [...]

giovedì 1 aprile 2021

Rosa Genoni e la Moda Italiana

 
ROSA GENONI
 L'IDEA DELLA MODA ITALIANA
Natura ed Arte - L'Arte e la Moda
Giugno 1908 

Al Congresso delle Donne Italiane: Una Calda Perorazione a Pro' di una Moda Nazionale.
 
donne rivista natura ed arte milano
 
Nel convegno intellettuale di Roma dello scorso maggio, che segnò la misura del progresso, dell'operosità, dell'attività vigile ed illuminata a cui è giunta la donna italiana nelle opere di assistenza pubblica, nell'educazione della giovinezza, nelle lettere e nelle arti belle, una voce si levò - ricca di entusiasmo e di fede - propugnare un suo ardente sogno: quello di una moda nazionale.
Né parve frivolo il tema, come a primo aspetto avrebbe potuto venire giudicato, dopo cento discussioni ardite e severe. 
Poiché se è sciocca occupazione in una donna il pensare unicamente al proprio abbigliamento, trascurando la cultura della mente e le opere buone che devono emanare da lei, è però doveroso per essa il saper rendere gradito, artistico e bello quest'involucro della sua persona che a priori ne rivela i tratti fondamentali dello spirito, le sue tendenze e les ue aspirazioni. 
 
D'altra parte non si cerca di favorire in ogni modo il risveglio delle industrie locali italiane di pizzi, di paglie, di stoffe, di ricami?
E a cosa dovrebbero praticamente servire queste nuove attività risvegliate, se non ad abbellire la casa e l'abbigliamento della donna?
Non basta produrre elementi isolati di bellezza; occorre saperli scegliere, coordinare, adattare con un'ispirazione artistica, affinché rispondano veramente al loro scopo. 
E' umiliante il pensiero che in Italia si tesse, si ricama, si ottengono i più meravigliosi pizzi... e poi si aspettano dalla Francia e dall'Inghilterra gli abiti confezionati, ricchi... delle nostre ricchezze!
 
Per questo Rosa Genoni, instancabile nella sua propaganda - già conosciuta a Milano per la bella vittoria riportata con la sua mostra abiti artistici all'Esposizione del 1906 - ha parlato a Roma, dove tante intelligenti dame la potevano comprendere, sulla necessità di creare e di affermare una moda italiana.
I suoi pensieri sono nobili ed elevati, le ragioni ch'ella adduce, per scuotere l'indifferenza delle nostre signore e per sottrarle al servilismo della moda d'Oltralpe, sono degne di essere accolte da tutti coloro che considerano il costume di un popolo qualcosa di più di una vanità e di una frivolezza. 
 
pagina rivista natura ed arte milano

"Non v'ha dubbio, ella dice, che le manifestazioni esterne della nostra personalità rivelino il carattere dell'individuo e della collettività, del singolo e della stirpe, e che nessuno possa sottrarsi alla gran legge per cui rappresentiamo il prodotto dell'ambiente e dell'eredità, accumulati attraverso i secoli. 
" Ed è per ciò che rinunciare ai caratteri del proprio costume equivale a rinunciare ad una piccola parte della propria psiche, ed alle caratteristiche della propria gente; significa in questo lasciarsi sottomettere ed assorbire, perché sono sempre i deboli quelli cui piace assumere gli atteggiamenti dei forti".
E a ragione soggiunge:
"Il figurino cosmopolita bandito da Parigi, che rende spesso l'Italiana una bambola, la moda inglese che la dissecca e l'irrigidisce, quella tedesca che l'infagotta, non sono per nulla adatti alla nostra indole etnica e storica, alle nostre tradizioni d'arte, al nostro tipo fisico, ed alla rinnovellata vita nazionale".

giovedì 25 marzo 2021

Lo Spirito Folletto - Satira Milanese

LA SATIRA A MILANO

- LO SPIRITO FOLLETTO -

1848

"La satira è l'esame di coscienza dell'intera società, è una reazione del principio del bene contro il principio del male; è, talora, la sola repressione che si possa opporre al vizio vittorioso. È un sale che impedisce la corruzione". Carlo Cattaneo
 
intestazione giornale lo spirito folletto

Avvertiva Camillo Cima che “il solenne ingresso della caricatura in Milano, avvene l'1 maggio 1848 colla comparsa del primo numero dello Spirito Folletto". 
In tutta Italia l'esplodere della satira politica segnò il carattere epocale della svolta del 1848 nella produzione culturale, almeno quanto fu la fulminea diffusione dei giornali di carattere politico. 
Col 1848 il controllo della censura divenne più tollerante, in tutti gli Stati italiani, a seguito della concessione degli statuti.
Fare storia della satira in Italia, significava fare storia della sua controparte, e cioè della censura che interveniva quotidianamente, pur con variabile sensibilità, sulla linea editoriale e sulla sostenibilità economica di un giornale satirico. La satira disegnata italiana, tra il 1848 e il 1870, fu prevalentemente moderata e moderatamente anticlericale.
 
19 maggio 1848
Tutti i giornali italiani seguono a dimostrare come che due e due fanno sei, che l'Austria è del tutto in sfacello, che l'esito della guerra è sicuro, che Radetzky è un vecchio imbecille, e che i suoi soldati sono deboli e vili, e che saranno in poco tempo distrutti. Va benissimo! dunque i posteri leggendo tutte queste declamazioni giornalistiche, concluderanno che noi non abbiamo nessun merito di avere acquistata l'indipendenza, che abbiamo fatto una guerra da ragazzi, perché non abbiamo trovato resistenza, e che i nostri soldati hanno vinto, perché era impossibile il perdere! Oh confratelli carissimi, le vostre spampannate ci fanno ridere!

venerdì 12 marzo 2021

Le Grandi Donne di Milano

 

 LE GRANDI DONNE DI MILANO

Ci sono storie che a leggerle scorrono via come romanzi. Ci sono pagine di vita che segnano - e sembrano racconti - la Storia maiuscola.
Milanesi di nascita o di residenza - a volte tutte e due le cose ostentate con orgoglio - le riconosci eccome, perché queste donne sono già tutte famose. Le hai incontrate a scuola, nei libri di storia o letteratura, orditrici della politica dei mariti, protagoniste involontarie di sonetti, muse ispiratrici, amanti, cantanti o attrici. Ne hai già letto amori o gesta, ne riconosci le parole piegate alla metrica, i gesti controcorrente. O più spesso, le ricordi per come ce le ha consegnate la storia. E' qui l'occasione per riscoprire la tempra delle donne che hanno fatto grande Milano. Le vite di queste donne lasciano molte tracce, e contribuiscono a ricostruire per esempio anche una storia della condizione femminile attraverso i secoli.
 
In questo libro sono presentati 32 ritratti, eccone alcuni.
 
vignetta con donne medioevali
 
 
AURONA 
Figlia del duca longobardo d'Asti Ansprando, sorella del futuro re Liutprando. Il duca Ansprando divenne tutore e reggente di Liutperto, figlio del defunto re Cuniperto. Alcuni duchi longobardi ribelli attaccarono il regno. Dopo alcune peripezie divenne re, Ariperto. Ansprando riuscì a fuggire ma per trovarlo, Ariperto decise di imprigionare la sua famiglia. Paolo Diacono nella "Storia dei Longobardi" indica come la moglie e la figlia Aurona furono mutilate al viso, del naso e delle orecchie. Le donne si rifugiarono a Milano da Teodoro, vescovo figlio e fratello. Aurona poté fondare un monastero per trascorrere i suoi giorni, dedicato a Santa Maria e nella zona di Porta Nuova. L'anno di fondazione fu intorno al 740 d.C, periodo in cui il vescovo Teodoro morì e luogo in cui venne sepolto. Ancora oggi si ricorda il monastero come una delle prime chiede doppie di Milano.

sabato 27 febbraio 2021

Il Fiasco della Madama Butterfly

  

 MADAMA BUTTERFLY, DEL MAESTRO PUCCINI.

Novità Musicali. Il Fiasco.

 La Domenica del Corriere

  28 febbraio 1904
  
Se dei giovani operisti italiani Franchetti è il più forte, Puccini è certo il più fortunato, non volendo tener conto del Mascagni di Cavalleria Rusticana. Nulla di più naturale adunque che l'annuncio di un'opera nuova del Puccini dovesse destare la più viva curiosità. Dopo la truce sua Tosca, il Puccini aveva sentito bisogno di riposo: un riposo però in parte forzato, perché in realtà egli non riusciva a trovare un libretto che gli piacesse, che lo innamorasse e rispondesse alle peculiari qualità del suo ingegno. Avvenne che una sera il maestro lucchese si recasse in un teatro di Londra ove ripetevasi da tempo con successo un piccolo dramma in un atto: Madam Butterfly, di David Belasco, tratto dalla novella americana omonima di John L. Long. Ignorando l'inglese, il Puccini vide ma non potè intendere quel lavoro: troppo poco veramente per un'opera drammatica, ma l'impressione che egli ne riportò fu tale da non dimenticarla più. E si provò a rivestire mentalmente di note musicali il fresco e suggestivo drammino anglo-americano, giungendo a persuadersi ch'esso poteva essere il nocciolo di un libretto in versi italiani per la sua futura opera. Diede dunque incarico a Giuseppe Giacosa ed a Luigi Illica di accingersi all'impresa. Poiché il dramma del Belasco era troppo poca cosa, i due poeti vi aggiunsero un atto, il primo: un atto di preparazione e di presentazione dei personaggi: un atto gaio e leggero che avrebbe reso più vivo il contrasto col secondo, pervaso di passione ed intensamente drammatico.

Così nacque l'opera in due atti Madama Butterfly, di Giacomo Puccini, eseguitasi per la prima volta la sera del 17 corrente al teatro La Scala, di Milano. 

 

domenica del corriere milano puccini
 
Appunto per la simpatia stabilitasi subito fra il soggetto del libretto ed il musicista, si poteva prevedere che neppur questa volta al Puccini sarebbe mancato il successo da parte del pubblico: quel grosso pubblico che gli vuol bene, perchè ascoltando una sua opera può abbandonare il teatro con nelle orecchie i facili ritmi di una romanza, di un duetto, di un intermezzo orchestrale. Senza “Recondite armonia”; senza “Vissi d'arte, vissi d'amor”, o “Lucevan le stelle”, o “Dal mio cervel sbocciano i fior”, ecc,. né alla Tosca, né alla Bohème avrebbe forse arriso così larga e generale la fortuna!

giovedì 25 febbraio 2021

Francesco Hayez

 

 FRANCESCO HAYEZ

Il pittore del Romanticismo Italiano


"[...] Nessuno fin qui, tra i pittori, ha sentito come lui la dignità della creatura umana, non quale brilla agli occhi di tutti sotto la forma del potere, del grado, della ricchezza o del Genio, ma quale si rivela agli uomini di fede o di amore, originale, primitiva, inerente a tutti gli esseri che sentono, amano, soffrono e aspirano, secondo le loro forze, con la loro anima immortale. [...] E l'opera sua è Consacrazione della Vita.
[...] dipinge rapido e sicuro qualche schizzo, che non si cura neanche di conservare, gli basta per mettersi all'opera: non ha l'abitudine di preparare un impasto generale di colori, per ripassare su di esso con altri sfumati  diversamente; cambia, ad ogni colpo di pennello, le sue tinte sulla tavolozza. L'Hayez è lavoratore assiduo; trascorre le intere giornate, solo, nel suo studio, di cui apre egli stesso la porta [...] Le sue maniere sono semplici, franche, talvolta rudi e burbere, ma che tradiscono sempre bontà. Il suo viso bruno è aperto e pieno d'espressione: la sua fronte serena, i suoi occhi brillanti". 
Giuseppe Mazzini - 1841  
 
Autoritratto Francesco Hayez
Autoritratto a 57 anni - 1848 - Pinacoteca di Brera

Francesco Hayez nacque a Venezia il 10 febbraio 1791. A causa delle modeste condizioni economiche della famiglia, fu affidato alla zia, moglie di Giovanni Binasco, amatore e mercante d'arte che lo introdusse allo studio del disegno. Nel 1805 riuscì a vincere il primo premio per il Disegno del Nudo all'Accademia di Venezia. Nel 1809, protetto da Leopoldo Cicognara, presidente dell'Accademia, vinse il Concorso per il Pensionato a Roma. In quella città iniziò a frequentare il rinomato Antonio Canova, che svolse un ruolo centrale nella sua formazione. Si recò per la prima volta a Milano solo nel 1818 e fu ospitato nello studio dell'artista Pelagio Palagi, con il quale aveva stretto un rapporto di amicizia e collaborazione già a Roma. Entrò in contatto con l'ambiente progressista milanese, conoscendo Alessandro Manzoni e Tommaso Grossi. Ricevette poi diverse commissioni. Fu nel 1820 che presentò all'Esposizione dell'Accademia di Brera l'opera del Pietro Rossi, consacrata come il manifesto del Romanticismo in pittura. Nel 1822 fu nominato supplente alla cattedra di pittura di Belle Arti di Brera. Nel 1828 disegnò i costumi per il gran ballo storico, in casa Batthyany, il 30 gennaio, partecipando travestito da Giulio Romano. Nel 1848 disegnò per la commissione del Governo provvisorio di Milano una medaglia a ricordo delle Cinque Giornate, che fu coniata solo dopo l'Unità d'Italia. Nel 1850 fu nominato professore ordinario di pittura all'Accademia di Brera. Nel 1859 presentò Il bacio all'Esposizione di Belle Arti di Brera, allestita a tre mesi dall'ingresso vittorioso in Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Nel 1860 Massimo d'Azeglio gli affidò, in sua rappresentanza, la presidenza dell'Accademia. Nel 1861 decise di lasciare lo studio presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, cui donò i propri "oggetti artistici", tra i quali una camera ottica, un teschio umano, alcuni gessi e parti di armatura. Morì l'11 febbraio 1882 a Milano e fu sepolto presso il Cimitero Monumentale. Giuseppe Verdi inviò un affettuoso biglietto di condoglianze indicando il doloroso pensiero di non potere vedere più il venerando vecchio, il grande artista, il perfetto onest'homo. Scrisse della certezza di come il pittore pianto e onorato, fosse restato nella memoria di tutti per le insigni opere d'arte e per le sue virtù.


CELEBRI OPERE MILANESI 

sabato 6 febbraio 2021

Ottocento: Botteghe Storiche Milanesi

 

 BOTTEGHE MILANESI 

DELL'OTTOCENTO


" Molti mestieri, molti tipi di artigianato, di attività minuta e quotidiana sono oramai scomparsi. Un mondo di circa 150 anni fa, vivo e vitale, con centinaia di botteghe e bottegucce, con un giro d'affari insospettabile. Le insegne, i minimi particolari decorativi, gli ingressi, gli interni avevano un sapore tutto particolare, oggi in parte dimenticato. Le fatture e le carte da lettera riportavano in vignetta le rispettive facciate, l'indicazione delle specialità della casa, gli eventuali diplomi e medaglie ottenuti nelle varie Esposizioni Nazionali ed Internazionali, l'onorifica indicazione di Fornitore della Real Casa."
 
bicicletta raccolta bertarelli milano
© Raccolta Bertarelli - Manifesti D 63 - 1895ca 
 
L'Universitas Mercatorum nacque a Milano nel 1158 per riunire in modo organizzato i vari strati sociali delle mercanzie, dal dettaglio all'ingrosso. La prima sede dell'Universitatis fu la Loggia degli Osii, sotto il governo di un Rettore o Console. 
Col tempo i Consoli divennero 12, soprastanti alle strade principali: la città si configurava per strade ben individuabili in base ai mestieri che vi si svolgevano. Esempi pratici erano gli Speronari, Spadari, Pennacchiari; ma anche Verziere, Fiori Chiari e Fiori Oscuri, Bergamini. 
Anche la Chiesa, che preferiva contrastare il potere crescente dell'Universitas, fondò confraternite e corporazioni già dal 1198: la Credenza di Sant'Ambrogio raggruppava le arti e i mestieri e dava ai suoi membri vantaggi come la garanzia di una buona sepoltura oppure la tutela di orfani e vedove degli stessi. Ogni confraternita aveva una chiesa con un santo patrono. 
Le corporazioni furono però soppresse appena dopo il 1775. 
 
Fonti preziose per ricercare queste attività sono le celebri Guide di Milano del passato, dove protagoniste erano le informazioni pratiche ossia quali fossero e dove Ospedali, Alberghi, Stazioni di Posta, Negozianti e Produttori, suddivisi per categoria. 
Le Guide iniziarono ad essere pubblicate biennalmente dal lontano 1505 e fino al 1786. 
Nel 1782 uscì il Servidore di Piazza, stampato da Gaetano Motta editore.