I COLOMBI AMBROSIANI
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La Domenica del Corriere
Così nacque l'opera in due atti Madama Butterfly, di Giacomo Puccini, eseguitasi per la prima volta la sera del 17 corrente al teatro La Scala, di Milano.
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| Autoritratto a 57 anni - 1848 - Pinacoteca di Brera
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Francesco Hayez nacque a Venezia il 10 febbraio 1791. A causa delle modeste condizioni economiche della famiglia, fu affidato alla zia, moglie di Giovanni Binasco, amatore e mercante d'arte che lo introdusse allo studio del disegno. Nel 1805 riuscì a vincere il primo premio per il Disegno del Nudo all'Accademia di Venezia. Nel 1809, protetto da Leopoldo Cicognara, presidente dell'Accademia, vinse il Concorso per il Pensionato a Roma. In quella città iniziò a frequentare il rinomato Antonio Canova, che svolse un ruolo centrale nella sua formazione. Si recò per la prima volta a Milano solo nel 1818 e fu ospitato nello studio dell'artista Pelagio Palagi, con il quale aveva stretto un rapporto di amicizia e collaborazione già a Roma. Entrò in contatto con l'ambiente progressista milanese, conoscendo Alessandro Manzoni e Tommaso Grossi. Ricevette poi diverse commissioni. Fu nel 1820 che presentò all'Esposizione dell'Accademia di Brera l'opera del Pietro Rossi, consacrata come il manifesto del Romanticismo in pittura. Nel 1822 fu nominato supplente alla cattedra di pittura di Belle Arti di Brera. Nel 1828 disegnò i costumi per il gran ballo storico, in casa Batthyany, il 30 gennaio, partecipando travestito da Giulio Romano. Nel 1848 disegnò per la commissione del Governo provvisorio di Milano una medaglia a ricordo delle Cinque Giornate, che fu coniata solo dopo l'Unità d'Italia. Nel 1850 fu nominato professore ordinario di pittura all'Accademia di Brera. Nel 1859 presentò Il bacio all'Esposizione di Belle Arti di Brera, allestita a tre mesi dall'ingresso vittorioso in Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Nel 1860 Massimo d'Azeglio gli affidò, in sua rappresentanza, la presidenza dell'Accademia. Nel 1861 decise di lasciare lo studio presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, cui donò i propri "oggetti artistici", tra i quali una camera ottica, un teschio umano, alcuni gessi e parti di armatura. Morì l'11 febbraio 1882 a Milano e fu sepolto presso il Cimitero Monumentale. Giuseppe Verdi inviò un affettuoso biglietto di condoglianze indicando il doloroso pensiero di non potere vedere più il venerando vecchio, il grande artista, il perfetto onest'homo. Scrisse della certezza di come il pittore pianto e onorato, fosse restato nella memoria di tutti per le insigni opere d'arte e per le sue virtù.
CELEBRI OPERE MILANESI


