ANTONIO MANCINI
L'artista
Il Secolo XX
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Il Secolo XX
IL NATALE
Per esempio, raccomando loro di evitare per quanto è possibile di bagnarsi la testa con acqua marina, nociva assai al bulbo capillare. Abbiano perciò la precauzione d'intrecciarsi le chiome e nasconderle sotto una berretta di taffetas incatramato o di tela vulcanizzata.
Stieno attente le mie gentili signore a non tuffarsi nell'onda prima d'essere certe che non rimane loro addosso la più lieve umidità di traspirazione. Gli è perciò che bisogna, giunte nella cabina, spogliarsi lentamente, per modo d'abituare l'epidermide all'aria, innanzi di ricevere l'impressione fredda.
Il costume, s'elle vogliono ascoltarmi, sarà sempre di lana: non soltanto perch'é più salubre, ma perché, bagnato, meno s'appiccica alle carni. Di lana, è facile toglierselo subito di dosso; perché se ho raccomandato di spogliarsi lentamente, raccomando viceversa di rivestirsi con la maggior sollecitudine. Ho visto parecchie donne e fanciulli pigliarsi dei raffreddori, de' reumi, infine qualche malanno, stando lì a gingillarsi a far teletta dopo il bagno. Ci vuole, anzi, la reazione immediata dopo la scossa ricevuta dall'acqua ghiaccia, e deve farsi una breve passeggiata al sole, con l'ombrellino aperto, s'intende.
Le mie lettrici, a questo punto, sorrideranno, pensando di me: O non lo sa quanto tempo ci vuole perché una signora si vesta?
Per esempio, abbiano un bustino leggiero di battista cucito sotto il corsetto dell'abito, e una sottana attaccata alla gonna dell'abito stesso. La cintura sia una cosa sola con la gonna. In tale guisa faranno presto a rivestirsi essendo ristretto il numero degli indumenti da indossare.
La durata del bagno di mare dev'esser breve. Più essa è breve, meglio uno si sente dopo. Anche il nuoto va diligentemente esercitato. Un po' di codesta ginnastica è favorevolissima alle membra: troppo no; il petto ne può soffrire, e una stanchezza generale, se non altro, ne è la conseguenza.
Poi che siamo a ciarlar di bagni, permettetemi che vi accenni a qualche modello di costume creato appunto per entrare nell'acqua.
Diciamo il vero tra di noi: le signore, che generalmente sono così leggiadre in camicia da giorno o da notte, sono, non dirò, quasi sempre ridicole, ma, certo, molto meno seducenti nel costume da bagno. Alcune donne le quali indossano per queste circostanze dei veri e propri costumi “di fantasia”, e non hanno in mente che di farsi notare e studiare, è naturale trovino una linea, se non pudica, almeno elegante per queste acconciature acquatiche; e modellano le proprie forme in maglie, si stringono il busto in una specie di giustacuore da domatrici di cavalli; si lasciano ondeggiar su le spalle la copiosa capigliatura... d'una parrucca.
La dama distinta, la vera dama, deve rifuggire da certe imitazioni. Il suo vestito da bagno sarà casto, semplice, comodo, e grazioso... quanto è possibile. Vedete, dunque, signore mie, se qualche foggia di cui v'offro il figurino potesse convenirvi ed incontrare, per fortuna il vostro gusto.
Il Costume;
So perfettamente, care amiche mie, che tutto questo non è estetico; ma col costume da bagno d'una signora ammodo l'estetica non lega. Che ci possiamo fare? Il meglio è di combinare quanto si può – meno brutto: voilà.
Il Secolo
Tra le piante, la maggiorana significa: Rasciugate le lacrime; lo spigo-nardo: Rispondetemi; il trifoglio: M'è egli permesso di sperare?; il mirto: Tutto amore; il rosmarino: La vostra presenza dissipa il turbamento dell'animo mio; il basilico: Voi mi rendete il coraggio; la borrana: Voi m'inspirate; il salice: Piacerete sempre a tutti... ecc.



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| Autoritratto a 57 anni - 1848 - Pinacoteca di Brera
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Francesco Hayez nacque a Venezia il 10 febbraio 1791. A causa delle modeste condizioni economiche della famiglia, fu affidato alla zia, moglie di Giovanni Binasco, amatore e mercante d'arte che lo introdusse allo studio del disegno. Nel 1805 riuscì a vincere il primo premio per il Disegno del Nudo all'Accademia di Venezia. Nel 1809, protetto da Leopoldo Cicognara, presidente dell'Accademia, vinse il Concorso per il Pensionato a Roma. In quella città iniziò a frequentare il rinomato Antonio Canova, che svolse un ruolo centrale nella sua formazione. Si recò per la prima volta a Milano solo nel 1818 e fu ospitato nello studio dell'artista Pelagio Palagi, con il quale aveva stretto un rapporto di amicizia e collaborazione già a Roma. Entrò in contatto con l'ambiente progressista milanese, conoscendo Alessandro Manzoni e Tommaso Grossi. Ricevette poi diverse commissioni. Fu nel 1820 che presentò all'Esposizione dell'Accademia di Brera l'opera del Pietro Rossi, consacrata come il manifesto del Romanticismo in pittura. Nel 1822 fu nominato supplente alla cattedra di pittura di Belle Arti di Brera. Nel 1828 disegnò i costumi per il gran ballo storico, in casa Batthyany, il 30 gennaio, partecipando travestito da Giulio Romano. Nel 1848 disegnò per la commissione del Governo provvisorio di Milano una medaglia a ricordo delle Cinque Giornate, che fu coniata solo dopo l'Unità d'Italia. Nel 1850 fu nominato professore ordinario di pittura all'Accademia di Brera. Nel 1859 presentò Il bacio all'Esposizione di Belle Arti di Brera, allestita a tre mesi dall'ingresso vittorioso in Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Nel 1860 Massimo d'Azeglio gli affidò, in sua rappresentanza, la presidenza dell'Accademia. Nel 1861 decise di lasciare lo studio presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, cui donò i propri "oggetti artistici", tra i quali una camera ottica, un teschio umano, alcuni gessi e parti di armatura. Morì l'11 febbraio 1882 a Milano e fu sepolto presso il Cimitero Monumentale. Giuseppe Verdi inviò un affettuoso biglietto di condoglianze indicando il doloroso pensiero di non potere vedere più il venerando vecchio, il grande artista, il perfetto onest'homo. Scrisse della certezza di come il pittore pianto e onorato, fosse restato nella memoria di tutti per le insigni opere d'arte e per le sue virtù.
CELEBRI OPERE MILANESI


