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martedì 31 gennaio 2023

Antonio Mancini, l'artista

 

ANTONIO MANCINI

L'artista

 Il Secolo XX

  Gennaio 1911
Anno X - N°1
 
 
   
Nella serie dei maggiori artisti contemporanei che il Secolo XX va pubblicando, non deve mancare un pittore dei più grandi e più originali, non deve mancare Antonio Mancini, che ancora giovinetto destò la meraviglia di Domenico Morelli, il maestro dei maestri, famoso anche all'estero. E' forse l'unico artista contemporaneo del quale finora non s'era mai pubblicato un profilo, né  in giornali quotidiani, ne in riviste. Spirito indipendente e scontroso, egli rifugge da ogni réclame e si annoja quasi che si parli di lui e non si confida facilmente coi giornalisti e coi critici d'arte. Arturo Lancellotti, l'autore di questo articolo, è uno dei pochi che sia nelle sue grazie e possa avvicinarlo spesso, onde la ricchezza di notizie e di aneddoti sconosciuti a qualunque altro che egli ha potuto riunire in queste pagine [...]

L’ORIGINALITÀ DELL'ARTISTA
La qualità peculiare dell'arte di Antonio Mancini è la plastica riproduzione del vero. Guardate uno dei suoi quadri, qualunque esso sia. E questa verità, alla quale egli presta tutte le risorse della sua smagliante tavolozza, dà ai quadri di lui un carattere ben definito per cui non possono confondersi con quelli di nessun altro pittore. Tale la ragione precipua del successo.
Le sue figure spiccano sulla tela in tutta l'armonia della linea e del colore. Il volto, le mani, hanno la morbidezza, la flessibilità, l'intonazione della carne; le stoffe, nel loro aspetto ruvido o delicato, non si mascherano dietro alcuno artificio; e se nel secondo piano del quadro ci sono fiori o mobili, noi li troviamo resi con non minore sincerità. [...] Antonio Mancini è capace di ripetere in parecchi esemplari un identico tema, è capace di mettere accanto a una caratteristica e pensierosa figura di vecchio un prosaico fiasco di vino.
Questo può provare che il soggetto è per lui cosa del tutto secondaria, cosa estranea alla pittura, la quale deve vivere per energia propria, per un'energia che nessun tema le potrebbe, da solo, mai dare.

I PRIMI SUCCESSI
Antonio Mancini è nato a Roma il 2 novembre 1852. A tredici anni si trasferì  a Napoli con tutta la famiglia, e dopo aver, per qualche tempo, costretto dal bisogno, lavorato da indoratore, cominciò la sua educazione artistica a quell'Istituto di Belle Arti sotto la guida di Domenico Morelli e dello scultore Lista, il valoroso maestro di Gemito e d'Orsi.
Egli fu un ingegno precoce. Nato pittore, i suoi primi studi rappresentarono, più che la promessa, l'affermazione del suo straordinario temperamento. E cominciò a trovare ammiratori non solo fra i compagni ma anche fra i maestri. Domenico Morelli si fermava spesso, all'Accademia, a contemplare quanto produceva il prodigioso fanciullo. 

giovedì 30 giugno 2022

I Tour di Laura - San Maurizio al Monastero Maggiore

 

  SAN MAURIZIO 
AL MONASTERO MAGGIORE

  La chiesa doppia di Milano

 
La chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore è considerata la Cappella Sistina di Milano, a causa della sua architettura e dell'alta qualità delle pitture.
E' una chiesa doppia caratterizzata da un’aula dei fedeli e da un’aula dedicata alle monache di clausura. Le due aule sono separate da un tramezzo. La sua storia è strettamente connessa a quella del Monastero Maggiore, il più importante cenobio femminile benedettino di Milano.
 
La decorazione pittorica ancor oggi esistente rappresenta la più completa testimonianza di pittura cinquecentesca conservata a Milano. Tra i principali committenti si individuano Ippolita Sforza e il marito Alessandro Bentivoglio, la cui figlia Bianca divenne badessa del monastero nel 1522 con il nome di suor Alessandra. 
Le opere permettono di ammirare l’evoluzione della pittura lombarda nel corso del secolo e furono realizzate da vari pittori. Spiccano gli affreschi di Bernardino Luini e dei suoi figli, Boltraffio allievo di Leonardo, Vincenzo Foppa, i fratelli Campi e da Simone Peterzano, maestro di Caravaggio.  

Con la soppressione nel 1798 il Monastero fu adibito ad altre mansioni per poi divenire sede del Museo Archeologico di Milano a partire dal 1964-65. 
La sezione romana è dedicata alla storia più antica di Milano (V secolo a.C. - V secolo d.C.). 
Sono esposte importanti testimonianze dell'epoca tra cui sarcofagi, sculture, statue, oreficerie, ceramiche, vetri, epigrafi. Spiccano per la loro importanza e per la qualità artistica la coppa diatreta Trivulzio e la patera di Parabiago.
La sezione Abitare a Mediolanum espone invece importanti mosaici pavimentali provenienti dai resti di alcune domus romane.
Completa il percorso l’area archeologica, comprendente i resti di un’abitazione romana di I secolo d.C., un tratto delle mura di cinta di fine III - IV secolo d.C. con la torre poligonale e una seconda torre quadrata, appartenente al circo.

 
Durata consigliata 2 ore
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Effettua questo tour per conoscere l'affascinante storia di quetso Monastero e riscoprire la Milano Romana!


 

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sabato 30 aprile 2022

I Tour di Laura - Museo del Novecento

 

  .MUSEO DEL NOVECENTO

  Avanguardia e Contemporaneità

 
Museo 900 Milano fontana neon

Il Museo Novecento di Milano si trova presso il Palazzo dell'Arengario in piazza Duomo, ed è stato inaugurato nel 2010.
 
Mostra una collezione di circa 400 opere, datate tra i secoli XX e XXI. L'intento è quello di diffondere la conoscenza dell’arte del Novecento e di consentire una migliore e più ampia visione delle collezioni che Milano ha ereditato nel tempo.

Il percorso inizia con la scoperta di un nucleo di opere sul Futurismo. Spiccano quindi i capolavori di Umberto Boccioni e Giacomo Balla, ma anche opere di Carlo Carrà e Gino Severini.
Le avanguardie europee, che avevano ben influenzato l'arte italiana, sono descritte con pitture create da artisti noti: Kandinskij, Modigliani, Picasso. 

Non mancano i capolavori della Metafisica di Giorgio Morandi e Giorgio de Chirico, il ritorno all'ordine del gruppo di 900 e il privitivismo di Arturo Martini.

Curioso è l'astrattismo di Fausto Melotti e spettacolare è la sala di Lucio Fontana, affacciata su Piazza Duomo e progettata come un’opera ambientale immersiva per accogliere un grande soffitto da lui creato nel 1956, il Neon, i Concetti spaziali.

Il percorso prosegue con il secondo Dopoguerra: il clima culturale è descritto attraverso un confronto tra artisti che con linguaggi molto diversi risposero all’urgenza di una società nuova. Materiali e astrattismo si fondono nell'arte particolare di Alberto Burri; gesti e informale nelle opere di Jannis Kounellis, Emilio Vedova e Carla Accardi.

Provocazione e società si mostrano nelle opere di Piero Manzoni: chi non ha mai sentito citare l'Uovo con impronta o la Merda d'artista?

Attraverso la passerella sospesa, che collega il museo a Palazzo Reale, si accede alla sezione conclusiva che tratta il periodo compreso tra i primi anni Sessanta e i primi anni Ottanta. 
Dall'Arte Cinetica e Programmata si giunge alle esperienze Pop, mentre l'arte concettuale è rappresentata nelle sue declinazioni italiane e internazionali.
Da non perdere  le opere interattive di Davide Boriani, Gianni Colombo, Michelangelo Pistoletto.

futurismo boccioni
 
Durata consigliata 2 ore
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Effettua questo tour per scoprire i maggiori movimenti artistici italiani del XX secolo!


 
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venerdì 18 giugno 2021

I Tour di Laura - Il Castello Sforzesco e i suoi capolavori

 

  .IL CASTELLO SFORZESCO DI MILANO

  Visita in esterno e Capolavori

 
torre castello sforzesco milano

Con i suoi sette secoli di storia, il Castello Sforzesco costituisce la straordinaria testimonianza di tempi gloriosi e drammatici a Milano.
Struttura difensiva all'epoca della famiglia Visconti (XIV - XV), l'edificio fu ricostruito dal nuovo signore della città Francesco Sforza, divenendo cornice di una delle più sfarzose corti europee ai tempi di Galeazzo Maria e Ludovico il Moro.
Con le dominazioni straniere il Castello fu adibito specialmente a caserma. Dopo l'Unità d'Italia, alla fine dell'Ottocento fu restaurato da Luca Beltrami e restituito ai cittadini, trasformato in sede museale e luogo di passeggio.
 
Visitare il Castello significa apprenderne la sua storia e quella dei personaggi che nel passato l'hanno abitato.
Le diverse corti indicano gli antichi usi degli ambienti. 
L'entrata presso le sale museali permette di scoprire saloni affrescati accompagnati da varie raccolte. La visita comprende il Museo d'Arte Antica che svela resti della storia del passato e ancora lo sfarzo dei duchi di Milano.
Non manca la visione del monumento trecentesco di Bernabò Visconti, il ricordo della Milano medioevale, il cinquecentesco Gonfalone di Milano con l'effige di Sant'Ambrogio. La Sala delle Asse (ora in restauro) di Leonardo da Vinci, la Cappella Ducale, il monumento funebre a Gaston de Foix. 
L'ingresso presso l'antico ospedale spagnolo, permette oggi la visione di uno dei capolavori più conosciuti: la Pietà Rondanini di Michelangelo.
 
La visita guidata si conclude con la salita al Museo dei Mobili e alla Pinacoteca.


Durata consigliata 2 ore
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Effettua questo tour per scoprire la storia di uno dei monumenti civili più noti a Milano, le vicende dei Visconti e degli Sforza, le collezioni medioevali!

 
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giovedì 25 febbraio 2021

Francesco Hayez

 

 FRANCESCO HAYEZ

Il pittore del Romanticismo Italiano


"[...] Nessuno fin qui, tra i pittori, ha sentito come lui la dignità della creatura umana, non quale brilla agli occhi di tutti sotto la forma del potere, del grado, della ricchezza o del Genio, ma quale si rivela agli uomini di fede o di amore, originale, primitiva, inerente a tutti gli esseri che sentono, amano, soffrono e aspirano, secondo le loro forze, con la loro anima immortale. [...] E l'opera sua è Consacrazione della Vita.
[...] dipinge rapido e sicuro qualche schizzo, che non si cura neanche di conservare, gli basta per mettersi all'opera: non ha l'abitudine di preparare un impasto generale di colori, per ripassare su di esso con altri sfumati  diversamente; cambia, ad ogni colpo di pennello, le sue tinte sulla tavolozza. L'Hayez è lavoratore assiduo; trascorre le intere giornate, solo, nel suo studio, di cui apre egli stesso la porta [...] Le sue maniere sono semplici, franche, talvolta rudi e burbere, ma che tradiscono sempre bontà. Il suo viso bruno è aperto e pieno d'espressione: la sua fronte serena, i suoi occhi brillanti". 
Giuseppe Mazzini - 1841  
 
Autoritratto Francesco Hayez
Autoritratto a 57 anni - 1848 - Pinacoteca di Brera

Francesco Hayez nacque a Venezia il 10 febbraio 1791. A causa delle modeste condizioni economiche della famiglia, fu affidato alla zia, moglie di Giovanni Binasco, amatore e mercante d'arte che lo introdusse allo studio del disegno. Nel 1805 riuscì a vincere il primo premio per il Disegno del Nudo all'Accademia di Venezia. Nel 1809, protetto da Leopoldo Cicognara, presidente dell'Accademia, vinse il Concorso per il Pensionato a Roma. In quella città iniziò a frequentare il rinomato Antonio Canova, che svolse un ruolo centrale nella sua formazione. Si recò per la prima volta a Milano solo nel 1818 e fu ospitato nello studio dell'artista Pelagio Palagi, con il quale aveva stretto un rapporto di amicizia e collaborazione già a Roma. Entrò in contatto con l'ambiente progressista milanese, conoscendo Alessandro Manzoni e Tommaso Grossi. Ricevette poi diverse commissioni. Fu nel 1820 che presentò all'Esposizione dell'Accademia di Brera l'opera del Pietro Rossi, consacrata come il manifesto del Romanticismo in pittura. Nel 1822 fu nominato supplente alla cattedra di pittura di Belle Arti di Brera. Nel 1828 disegnò i costumi per il gran ballo storico, in casa Batthyany, il 30 gennaio, partecipando travestito da Giulio Romano. Nel 1848 disegnò per la commissione del Governo provvisorio di Milano una medaglia a ricordo delle Cinque Giornate, che fu coniata solo dopo l'Unità d'Italia. Nel 1850 fu nominato professore ordinario di pittura all'Accademia di Brera. Nel 1859 presentò Il bacio all'Esposizione di Belle Arti di Brera, allestita a tre mesi dall'ingresso vittorioso in Milano di Vittorio Emanuele II e Napoleone III. Nel 1860 Massimo d'Azeglio gli affidò, in sua rappresentanza, la presidenza dell'Accademia. Nel 1861 decise di lasciare lo studio presso l'Accademia di Belle Arti di Brera, cui donò i propri "oggetti artistici", tra i quali una camera ottica, un teschio umano, alcuni gessi e parti di armatura. Morì l'11 febbraio 1882 a Milano e fu sepolto presso il Cimitero Monumentale. Giuseppe Verdi inviò un affettuoso biglietto di condoglianze indicando il doloroso pensiero di non potere vedere più il venerando vecchio, il grande artista, il perfetto onest'homo. Scrisse della certezza di come il pittore pianto e onorato, fosse restato nella memoria di tutti per le insigni opere d'arte e per le sue virtù.


CELEBRI OPERE MILANESI 

lunedì 4 gennaio 2021

I Tour di Laura - La Pinacoteca di Brera

  .LA PINACOTECA DI BRERA

  Storia e Capolavori

 
quadro il bacio Hayez

La Pinacoteca di Brera fu ufficialmente istituita nel 1809, sebbene a partire dal 1776, una raccolta di opere era già presente con fine didattico, a fianco dell'Accademia di Belle Arti voluta dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria.
 
Durante l'epoca francese, Napoleone volle l'apertura di un museo che intendeva esporre i dipinti più significativi provenienti dai territori conquistati. Brera nasce dal collezionismo politico e di stato.
Anche dai primi anni dell'Ottocento, a seguito della soppressione di molti ordini religiosi, vi confluirono dipinti requisiti da chiese e conventi.
Non mancano però collezioni private, donate a seguito.
 
Il percorso prevede il racconto della storia del luogo e una passeggiata cronologica alla scoperta di opere capolavoro della pinacoteca, che svelano la storia dell'arte italiana dal secolo XIII e fino al tardo '800.
 
Capolavori conosciuti sono:
  • Il Polittico di Valle Romita - Gentile da Fabriano
  • Il Cristo Morto - Andrea Mantegna
  • Cena in casa di Simone - Veronese
  • Pala Sforzesca - Maestro della Pala Sforzesca
  • Fruttivendola - Vincenzo Campi
  • Trittico di Camerino - Carlo Crivelli
  • Cristo alla colonna - Donato Bramante
  • Lo Sposalizio della Vergine - Raffaello Sanzio
  • Pala Montefeltro - Piero della Francesca
  • Cena in Emmaus - Caravaggio
  • Il Bacio - Francesco Hayez
  • Ritratto di Alessandro Manzoni - Francesco Hayez

Durata consigliata 2 ore
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statua napoleone brera milano

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giovedì 11 giugno 2020

I tour di Laura - Casa Museo Villa Necchi Campiglio


VILLA NECCHI CAMPIGLIO

villa necchi campiglio milano

Appartata nel cuore di un signorile e tranquillo quartiere del centro milanese, Villa Necchi Campiglio venne progettata nei primi anni '30 dall’architetto Piero Portaluppi su incarico delle sorelle Nedda e Gigina Necchi e di Angelo Campiglio, marito di Gigina, esponenti di una borghesia industriale, legata specialmente alla produzione di macchine da cucire.
L'edificio è estremamente moderno con gli interni dotati di svariati comfort tra cui riscaldamento, porte scorrevoli, montavivande, ascensore.
Il piano terra fungeva da prestigiosa zona di rappresentanza, con il magnifico spazio con veranda sul giardino, quello superiore era adibito a zona notte. Il giardino è accompagnato dalla visione di una piscina (tra le prime private in città), e un campo di tennis oggi trasformato in padiglione per eventi.
Lo splendore degli arredi déco, degli oggetti d’uso e di importanti pezzi d’arte è stato impreziosito in tempi recenti dal lascito delle collezioni de’ Micheli e Gian Ferrari, ricche di opere: da Tiepolo e Canaletto fino a Sironi, De Chirico, Martini e Wildt. Dal novembre 2017 la villa si è arricchita della Collezione Guido Sforni (1935-1975): 21 opere su carta di grandi artisti del Novecento come Picasso, Fontana, Modigliani Matisse e altri. La Villa oggi è aperta a tutti, rispettando così il volere delle sorelle Necchi che nel 2001 affidarono la dimora al FAI proprio per farne un luogo da vivere.

Durata consigliata:
1h 30 minuti compreso di Villa e breve passeggiata nel quartiere
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martedì 31 marzo 2020

Casa Museo Poldi Pezzoli

CASA MUSEO POLDI PEZZOLI

La collezione eclettica di Gian Giacomo

scalone barocco poldi pezzoli

Sorto per conto del nobile Giovanantonio Parravicini nel XVII secolo nell’allora Corsia del Giardino e ampliato nel secolo successivo fino all’attuale via Morone dal suo erede Giovanni Porta, il palazzo sede della casa museo Poldi Pezzoli venne acquistato da Giuseppe Pezzoli, zio del collezionista Gian Giacomo, che alla fine del Settecento commissionò all’architetto Simone Cantoni e allo scultore Francesco Carabelli un riadattamento in stile neoclassico. Nacque così un nuovo scalone di accesso ornato di statue e un ampio giardino all'inglese sul retro, uno tra i più ampi in città. Gian Giacomo Poldi Pezzoli affidò nel 1850-53 a Giuseppe Balzaretto un'ulteriore modifica, in contemporanea con la ristrutturazione dell'appartamento che doveva ospitare la nascente collezione artistica. Sempre opera del Balzarettoispirata al manierismo seicentesco, è anche il palazzo adiacente (oggi n.14 di via Manzoni) unito al primo da un portico a serliana con terrazza superiore, mettendo poi in comunicazione con il bellissimo giardino retrostante.
Lo stile della collezione artistica si sviluppò attraverso il gusto per lo stile storico.
 
Gian Giacomo Poldi Pezzoli acquistò soprattutto piccoli oggetti della più alta qualità. Le stanze vennero strutturate in modo cronologico e tematico, in armonia con la crescita della collezione.
Gian Giacomo Poldi Pezzoli nacque a Milano il 27 luglio 1822.
Il padre Giuseppe Poldi aveva ereditato notevoli ricchezze dalla famiglia del proprio padre Gaetano, i Poldi di Parma, e da quella della madre Margherita, i Pezzoli d'Albertone di Bergamo. Lo zio Giuseppe Pezzoli, morto senza eredi nel 1818, aveva accumulato a Milano una fortuna come appaltatore delle tasse del governo austriaco teresiano. La famiglia discendeva poi da Alberto Albertone de Vertua, reggente della città di Bergamo nel 1123, lasciando agli eredi opere d'arte e un'importante biblioteca di preziose edizioni italiane. Uniti nel 1816 i nomi e i possedimenti delle due famiglie, Giuseppe Poldi Pezzoli aumentò il prestigio della famiglia sposando nel 1819 Rosa Trivulzio. Figlia del nobile principe Gian Giacomo Trivulzio, quest'ultimo frequentava poeti come Parini e Monti. Sposato con Beatrice Serbelloni, ideatrice di un salotto cittadino, fu un collezionista molto raffinato (Biblioteca Trivulziana). 

ritratto gian giacomo poldi pezzoliGian Giacomo Poldi Pezzoli visse fin dalle giovanissima età in un ambiente circondato da consiglieri e artisti conoscitori. Diventato maggiorenne a 24 anni, secondo le leggi austriache, cominciò a collezionare armi e armature antiche. Patriota, appena a seguito del ritorno degli austriaci dopo il 1848, fu esiliato. Fino a quando non gli fu concessa la possibilità di tornare a Milano, Poldi Pezzoli viaggiò per l'Europa conoscendo e acquistando nuove opere d'arte. Durante l'epoca dell'Unità d'Italia, la continua soppressione di chiese e conventi, la libera circolazione di merci e denari, delle opere d'arte, facilitava il lavoro del collezionista. Oltre a Giuseppe Molteni, restauratore e amico di Gian Giacomo, gli altri conoscitori che lo guidavano nei suoi acquisti erano Giovanni Morelli autore di cataloghi di grandi pinacoteche europee, Giuseppe Baslini il più grande antiquario del momento, Giuseppe Bertini pittore, conoscitore, antiquario, professore all'Accademia di Brera. Gian Giacomo Poldi Pezzoli divenne anche punto di riferimento per tutta la cultura delle arti industriali. Nel 1854 aveva fondato con altri amici il Gabinetto di Meccanica Industriale. Nel 1874 partecipò alla prima mostra di Esposizione Storica d'Arte Industriale a Milano. Morì il 6 aprile 1879 e da subito nacque la Fondazione Artistica Poldi Pezzoli. Attraverso un testamento segreto scritto nel 1871 specificava che l'appartamento da lui occupato venisse mantenuto ad uso e beneficio pubblico in perpetuo.

martedì 24 marzo 2020

I tour di Laura - La Scala di Milano: il teatro e il suo museo

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LA SCALA DI MILANO

  Il teatro e il suo Museo


Il museo Teatrale alla Scala racconta attraverso la sua esposizione la storia del teatro più conosciuto della città e come ne era concepita la vita nei tempi addietro. 
Costruito seguendo il progetto di Giuseppe Piermarini e inaugurato nel 1778, la Scala ha segnato la storia musicale di Milano.
Numerosi ritratti svelano l'identità di cantanti, musicisti, compositori e direttori d'orchestra che hanno operato in Milano.
Il percorso cronologico sottolinea personaggi celebri come Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, non omettendo grandi cantanti come Maria Malibran, Giuditta Pasta e Maria Callas.
Qualora non ci fossero prove particolari in corso, è possibile dai palchi vedere il salone del teatro. Si scoprirà non solo il perché l'edificio mantenga il nome Scala, ma anche come lo stesso spazio era vissuto in passato.
Durante il percorso verrà data spiegazione anche del dietro le quinte, ricordando il lavoro svolto nei laboratori della Scala, l'Ansaldo in primis. 

Durata consigliata 1h 45 max
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quadro esterno teatro alla scala milano

 
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mercoledì 18 marzo 2020

I tour di Laura - Casa Museo Poldi Pezzoli

  CASA MUSEO POLDI PEZZOLI

  La collezione eclettica di Gian Giacomo

scalone interno poldi pezzoli milano
Aperto al pubblico nel 1881, il Museo Poldi Pezzoli incanta non solo per il fascino degli ambienti che evocano le epoche del passato dal Medioevo al Settecento, ma anche per la varietà e ricchezza delle raccolte. Capolavori di pittura, scultura, tappeti, pizzi e ricami, armi e armature, gioielli, porcellane, vetri, mobili, orologi solari e meccanici: oltre 5000 oggetti straordinari, dall’antichità al XIX secolo, immersi in un'atmosfera magica. 
dama pollaiolo poldi pezzoli milanoTra i dipinti databili dal XIV al XVIII secolo, spiccano capolavori di Pollaiolo, Sandro Botticelli, Giovanni Bellini, Andrea Mantegna, Piero della Francesca, Perugino, Tiepolo e Francesco Hayez.
Il palazzo che ospita il museo risale al XVII secolo ed era stato acquistato da Giuseppe Pezzoli, antenato di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, alla fine del Settecento. 
Tra il 1850 e il 1853 Gian Giacomo affidò a Giuseppe Balzaretto un’ulteriore modifica, in contemporanea con la ristrutturazione del suo appartamento.
Una delle sale più belle della casa è lo Studiolo Dantesco: piccolo studio privato di Gian Giacomo, progettato da Giuseppe Bertini e Luigi Scrosati. L’ambiente si ispira al Medioevo e a Dante, raffigurati negli affreschi e nelle vetrate dello stesso Bertini. In questa stanza Gian Giacomo Poldi Pezzoli teneva le opere più preziose delle sue raccolte di arti applicate.
L’Armeria invece, è stata reinterpretata dall’artista contemporaneo Arnaldo Pomodoro nel 1998.


Durata consigliata 2 ore 

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porcellane casa museo poldi pezzoli milano

 

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